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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21890/2023 del 22/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la conferma della condanna per tentato furto aggravato. Il ricorrente, sorpreso con un complice mentre segava il lucchetto di un cancello di una villa, ha dedotto: 1) la sussistenza di un contratto di locazione che gli avrebbe legittimato l'accesso all'immobile e di una truffa subita da una donna che si era spacciata per proprietaria; 2) lo smarrimento dello zaino contenente le chiavi; 3) la disponibilità di attrezzi per la pulizia della villa; 4) in via subordinata, la diversa qualificazione della condotta quale tentata violazione di domicilio anziché tentato furto

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi generici e mera riproposizione delle censure già trattate, osservando che la Corte territoriale aveva fornito motivazione logica e non contraddittoria: la versione difensiva risultava mutata e non verosimile; dalla condotta e dagli oggetti rinvenuti (segghetto, guanti, pistola ad aria) emergeva la direzione teleologica verso il furto e non verso la pulizia o l'accesso legittimo; l'azione fu interrotta dall'intervento della polizia e dunque non sussiste desistenza. Per questi motivi il ricorso è stato respinto; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla cassa delle ammende

Norme richiamate

  • Codice penale - art. 110

    Richiamato in relazione alla concorso di persone nel reato: la condotta è stata valutata complessivamente alla luce della partecipazione con altro soggetto

  • Codice penale - art. 56

    Richiamato per le regole sul tentativo: la valutazione degli atti idonei a realizzare il reato va compiuta sulla base della direzione volitiva dell'agente

  • Codice penale - art. 624-bis

    Norma relativa al furto in abitazione; la Corte ha ritenuto che gli atti compiuti fossero idonei e diretti al furto in abitazione

  • Codice penale - art. 625 n.2

    Aggravante richiamata in primo grado; la Corte di merito aveva comunque prevalutole circostanze attenuanti generiche sulla contestata aggravante

  • Giurisprudenza di legittimità - Sez. 4, n. 7702 del 29/01/2007 (Rv. 236110)

    Sez. 4, n. 7702 del 29/01/2007, Rv. 236110

    Richiamato il principio secondo cui, nel tentativo, occorre accertare l'univocità degli atti ricostruendo la direzione teleologica della volontà dell'agente; atti come lo scardinamento o la rimozione di griglie per introdursi sono di per sé idonei a produrre il furto in abitazione

Massime di principio

  • La valutazione della credibilità della versione difensiva è rimessa al giudice di merito: varianti nella versione e incongruenze oggettive (assenza di documenti, oggetti incongrui rispetto alla spiegazione) indeboliscono la tesi difensiva
  • Nel delitto tentato la qualificazione giuridica si fonda sulla direzione teleologica degli atti compiuti: bisogna accertare quale bene giuridico l'agente avesse concretamente mirando, sulla base delle modalità esecutive
  • Atti materiali idonei e diretti a procurare l'accesso per il furto (es. segare un lucchetto, rimuovere grate) possono configurare il tentato furto in abitazione anche se il reato non si è consumato per l'intervento di terzi
  • Le censure generiche che non si confrontano specificamente con la motivazione della sentenza impugnata sono destinate a essere dichiarate inammissibili in sede di legittimità
  • La diversa qualificazione del reato proposta dalla difesa deve essere motivata con riferimento agli elementi di fatto emersi: non basta un'asserzione alternativa se dagli atti emerge una direzione univoca verso il furto
  • In caso di inammissibilità del ricorso, la parte soccombente può essere condannata alle spese e a una somma a favore della cassa delle ammende; è importante valutare preliminarmente la fondatezza formale e sostanziale del ricorso prima della proposizione

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