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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01879/2025 del 15/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che lo aveva condannato per il reato di cui agli artt. 338 e 339, comma 2, c.p., dichiarando nel contempo estinti per prescrizione i reati di resistenza e lesioni. Nel ricorso, ribadito anche con memoria, ha dedotto: 1) l'erroneità dell'affermazione di responsabilità, sostenendo una diversa ricostruzione dei fatti e una lettura alternativa delle prove; 2) la mancata applicazione della causa di non punibilità o esimente di cui all'art. 393-bis c.p., assumendo che la condotta del Presidente del Consiglio comunale fosse arbitraria e che l'atto fosse illegittimo; 3) l'omesso esame di deduzioni difensive sulla possibilità di limitare l'accesso all'adunanza, contestando il corretto esercizio delle prerogative del Presidente.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo diretto a una non consentita rilettura del compendio probatorio e la ricostruzione alternativa dei fatti, senza confrontarsi con la motivazione della Corte d'appello, che aveva valutato globalmente le prove con apparato logico puntuale. Ha giudicato il secondo motivo generico e non confrontato con la sentenza impugnata, la quale aveva escluso l'arbitrarietà della condotta del Presidente del Consiglio comunale e quindi, a monte, l'illegittimità dell'atto, impedendo l'applicazione dell'art. 393-bis c.p. Ha reputato il terzo motivo anch'esso generico e non idoneo a scalfire la motivazione sul corretto esercizio delle prerogative del Presidente. Conseguentemente, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 338 c.p.

    Norma posta a fondamento della condanna confermata in appello; il testo non specifica ulteriormente la fattispecie concreta, ma indica che il ricorso riguardava una condanna per tale reato insieme all'aggravante di cui all'art. 339, comma 2, c.p.

  • art. 339, comma 2, c.p.

    Richiamato come base della condanna confermata in appello, in relazione al fatto contestato.

  • art. 393-bis c.p.

    La Corte ribadisce che la relativa esimente non è applicabile quando la condotta del pubblico ufficiale non sia arbitraria e non sia ravvisabile, a monte, l'illegittimità dell'atto.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito proporre una mera rilettura degli elementi di prova o una ricostruzione alternativa dei fatti, se la sentenza impugnata ha già svolto una valutazione globale del compendio probatorio con motivazione coerente e logica.
  • Le censure che si limitano ad affermazioni generiche, senza confrontarsi specificamente con la motivazione della decisione impugnata, sono inammissibili.
  • L'esimente di cui all'art. 393-bis c.p. presuppone una condotta arbitraria e un atto illegittimo: se il giudice di merito esclude l'arbitrarietà della condotta del pubblico ufficiale e riconosce il corretto esercizio delle prerogative, la causa di non punibilità non può trovare applicazione.
  • Il ricorso per cassazione deve misurarsi con le rationes decidendi poste a base della sentenza impugnata; la mancata critica puntuale di tali argomentazioni determina l'inammissibilità del gravame.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniResistenza e oltraggio a pubblico ufficiale
RamiProcesso penaleReati contro la PA
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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