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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10884/2024 del 14/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna per errore di fatto la decisione della Corte di cassazione che, pur annullando la sentenza d'appello in relazione ai reati di omicidio pluriaggravato, porto e detenzione di armi aggravati e furto (capo 1, 2 e 4), aveva invece ritenuto non fondati i motivi relativi alla responsabilità penale per la rapina dell'autovettura BMW (capo 3). Mincuzzi sostiene che la Corte di legittimità abbia commesso un errore percettivo non valutando correttamente che le medesime carenze probatorie e l'assenza di riscontri individualizzanti sulle dichiarazioni del collaboratore Fraddosio - che portarono all'annullamento degli altri reati - si applicavano anche alla rapina, sicché quella responsabilità doveva anch'essa essere annullata.

La decisione

Il ricorso straordinario per errore di fatto è rigettato. La Corte ricostruisce il perimetro dell'errore di fatto ammesso dall'art. 625-bis c.p.p. (solo errore percettivo decisivo) e conclude che non sussiste alcun errore percettivo della Corte di cassazione: la Cassazione aveva effettivamente considerato i dedotti motivi e aveva ritenuto per il capo 3 la sussistenza di elementi di riscontro logico e fattuale relativi alla rapina della BMW. Tali riscontri sono stati ritenuti non idonei a costituire conferma individualizzante per l'omicidio successivo, ma comunque sufficienti a distinguere la posizione processuale relativa alla rapina. In ogni caso l'eventuale omissione o aspecificità delle censure sul capo 3 non è risultata decisiva ai fini della decisione; pertanto l'errore denunciato non è stato provato. Rigetto del ricorso e condanna del ricorrente alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    norma che disciplina il ricorso straordinario per errore materiale o di fatto

    il rimedio è ammesso solo per errore materiale o di fatto di tipo percettivo, e solo se l'errore è stato decisivo ossia ha determinato una pronuncia diversa da quella che sarebbe stata resa in sua assenza

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    limiti della motivazione nel ricorso per cassazione (esposizione nei limiti strettamente necessari)

    il ricorso per cassazione deve enunciare i motivi nei limiti necessari; l'omessa specificazione di una doglianza può rendere la censura non decisiva o implicitamente assorbita

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020 e successive proroghe/integrazioni

    discipline sulla trattazione del ricorso senza l'intervento delle parti

    regola procedurale che autorizza la trattazione del ricorso senza la presenza delle parti in udienza per i periodi indicati e prorogati

  • giurisprudenza consolidata (Sez. Un., n. 16103 del 27/03/2002 e altre)

    massime riferite all'errore di fatto e alla distinzione tra errore di percezione e errore di giudizio

    la Corte richiama principi secondo cui l'errore di fatto è solo l'errore percettivo che ha effettivamente condizionato la decisione; se la causa dell'errore è valutativa si tratta di errore di giudizio inammissibile con il rimedio dell'art. 625-bis

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario per errore di fatto (art. 625-bis c.p.p.) è utilizzabile solo per errori percettivi materiali decisivi; non può essere usato per rimettere in discussione valutazioni di merito o di logica probatoria.
  • Perché l'errore sia rilevante deve essere dimostrato che l'omessa o difforme valutazione abbia effettivamente inciso sulla decisione finale; la mera asserita omissione non è sufficiente.
  • Quando il ricorso originario in Cassazione contiene motivi generici o aspecifici, la Corte di legittimità può ritenere alcune censure implicitamente assorbite o non decisive; il ricorrente deve provare la specificità e la decisività della doglianza per la tutela straordinaria.
  • Nel giudizio su dichiarazioni di collaboratori di giustizia la mancanza di riscontri individualizzanti può portare all'annullamento di alcune imputazioni ma non necessariamente di tutte: occorre valutare per ciascun reato l'esistenza di riscontri logici e fattuali autonomi e il nesso di derivazione tra episodi.
  • Le questioni procedurali (per esempio la trattazione senza parti) non incidono sulla sostanza dell'accertamento di fatto a meno che non si dimostri che abbiano determinato un difetto di partecipazione decisivo.

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