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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38422/2023 del 20/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 11/10/2022 che aveva respinto l'istanza di riconoscimento della continuazione tra i reati accertati con tre sentenze di condanna. Il difensore ha lamentato violazione di legge e vizio di motivazione ai sensi dell'art. 671 c.p.p., sostenendo che il lungo intervallo temporale tra i reati era dovuto a un periodo di detenzione (19/12/2011-1/2/2017) e che la diversa collocazione geografica non esclude la continuità poiché l'imputato svolgeva il ruolo di corriere della droga il quale richiede spostamenti e ha sempre avuto come luogo di origine Africo - San Luca; dunque si sarebbe trattato di un unico disegno criminoso esternalizzato nell'assunzione del ruolo di corriere.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che il giudice dell'esecuzione ha correttamente ritenuto assente l'identita del disegno criminoso, atteso l'ampio intervallo di oltre cinque anni tra le condotte e la pluralita dei luoghi di commissione. Pur richiamando il principio secondo cui la detenzione non esclude automaticamente la continuazione e che il giudice deve motivare specificamente in che modo la detenzione incida sull'apprezzamento della continuità, la Corte ha ritenuto che nel caso concreto un periodo di oltre cinque anni sia incompatibile con una programmazione sufficiently specifica collegante le condotte. Ha inoltre escluso che il generico ruolo di corriere possa costituire di per sé il collante psicologico richiesto dalla continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente per il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; la Corte osserva che l'articolo richiede verifica concreta degli elementi che dimostrano un disegno criminoso unitario e motivazione quando sussistono fatti che potrebbero giustificare la continuazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata dalla Corte per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.

  • Giurisprudenza - Sez. 1, n. 37832 del 05/04/2019 (Okoronko, Rv. 276842)

    Principio richiamato: la detenzione tra reati non esclude di per sé la continuazione; il giudice deve verificare concretamente elementi quali identita delle violazioni, medesimo contesto spaziale, modalita operative, durata della detenzione e breve intervallo temporale fra le condotte per accertare la preordinazione di fondo.

Massime di principio

  • La detenzione interposta tra reati non esclude automaticamente la continuazione, ma il giudice deve motivare come e perché la misura detentiva incida sull'eventuale identità del disegno criminoso.
  • Intervalli temporali molto lunghi (es. alcuni anni) possono far venir meno la presunzione di un progetto criminoso unificante se non sussistono elementi concreti che dimostrino programmazione continuativa.
  • La circostanza di svolgere un ruolo ripetuto (per esempio corriere della droga) non è di per sé sufficiente a provare la continuazione: occorre mostrare che tale ruolo era espressione di un progetto criminoso unitario e pianificato.
  • Per dimostrare la continuazione bisogna fornire elementi come identità di modalità operative, collegamento organizzativo o direttivo, pianificazione comune, scambio di istruzioni/comunicazioni, frequenza e prossimità temporale delle azioni.
  • Il difensore che chieda il riconoscimento della continuazione, specialmente in presenza di periodi detentivi, dovrebbe documentare in che modo la detenzione non ha interrotto il progetto criminoso: per esempio con prove di istruzioni date prima della detenzione, accordi organizzativi duraturi, o comportamenti post-detentivi che mostrino prosecuzione dello stesso disegno.
  • Il giudice dell'esecuzione deve motivare chiaramente l'apprezzamento sugli elementi che valutano la continuità o la rottura del disegno criminoso, richiamando i criteri giurisprudenziali consolidati.

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