Cassazione Penale, Sentenza n. 25832/2025 del 14/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente propone tre motivi di cassazione: 1) violazione del principio ne bis in idem: sostiene che l'assoluzione dal reato associativo (capo A) preclude la condanna per il reato ascrittogli nel capo B), ritenendo identica la fattispecie; 2) travisamento delle prove decisive in ordine all'elemento soggettivo del concorso nel reato: contesta la valutazione delle intercettazioni e afferma di aver solo fornito consulenza sulla normativa ungherese, senza promuovere o gestire le società LV Intex Trade KFT e Vuelle Trade KFT né partecipare a frodi carosello; 3) violazione di legge relativa all'individuazione dell'entità del profitto e alla conversione del sequestro probatorio in sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato quanto all'accertamento della responsabilità: ha respinto il motivo sul ne bis in idem ritenendo che il capo A) (reato associativo) non sia storicamente e materialmente identico al capo B), che comporta una condotta ulteriore (gestione di fatto di cartiere e emissione di fatture per operazioni inesistenti). Ha altresì rigettato il motivo sul travisamento delle prove perché la valutazione delle intercettazioni è questione di fatto rimessa al giudice di merito e non sindacabile in Cassazione salvo ipotesi di manifesta illogicità; la Corte ha quindi confermato la condanna di Peter Bencze per il reato contestato nel capo B) (violazione degli artt. citati, limitatamente alle fatture delle società LV Intex Trade KFT e Vuelle Trade KFT). Tuttavia la Corte ha annullato l'impugnata sentenza solo per quanto riguarda la conversione del sequestro probatorio in sequestro preventivo finalizzato alla confisca, disponendo il rinvio ad altra Sezione della Corte di appello per nuovo giudizio su tale punto.
Norme richiamate
Disciplina il concorso di persone nel reato; applicato per valutare la partecipazione del ricorrente alla fattispecie contestata.
art. 112 cod. pen., primo comma, n. 2
Richiamato nel capo di imputazione quale norma integrata nella qualificazione della condotta contestata (ruolo formale nell'imputazione).
art. 81 cod. pen., comma finale
Richiama la disciplina sulla continuazione o concorso di reati/aggravanti applicabili nella quantificazione delle pene o nella qualificazione delle condotte connesse.
Norma penale fiscale relativa all'emissione di fatture per operazioni inesistenti; nel caso l'elemento oggettivo non è contestato, mentre il controverso è l'elemento soggettivo (dolo) rispetto alla partecipazione del ricorrente.
Richiamato in tema di preclusione del giudicato; la Corte sottolinea che ai fini del ne bis in idem è necessaria identità storico-naturalistica del fatto in tutti i suoi elementi (condotta, evento, nesso causale e circostanze di tempo, luogo e persona).
Massime di principio
- Per valutare il ne bis in idem non basta una sovrapposizione parziale delle accuse: è necessaria identità storico-naturalistica dell'intera fattispecie (condotta, evento, nesso causale, tempo, luogo, persona). Se la seconda imputazione contiene una condotta ulteriore o elementi non ricompresi nella precedente, il ne bis in idem non opera.
- La valutazione delle intercettazioni è questione di fatto di competenza del giudice di merito; in Cassazione può essere sindacata solo se la motivazione che ne è stata data è manifestamente illogica o irragionevole. Una mera lettura alternativa delle conversazioni, senza dimostrare l'illogicità della decisione del giudice, è generalmente insufficiente per ottenere l'annullamento.
- Quando il capo associativo ricomprende solo la struttura organizzativa e non specifica ruoli concretamente collegati all'emissione di fatture per operazioni inesistenti, ciò non preclude automaticamente la punibilità per i singoli reati fiscali successivi che richiedono condotte specifiche (es. gestione di cartiere).
- La conversione di un sequestro probatorio in sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede presupposti giuridici rigorosi; tale conversione può essere annullata in sede di legittimità se non risulta adeguatamente motivata o fondata.
- In difesa penale, offrire una spiegazione alternativa dei fatti (es. mera consulenza tecnica) può essere credibile solo se supportata da un quadro probatorio che contrasti in modo concreto e motivato le interpretazioni fatte dal giudice di merito; dubbi interpretativi isolati sulle intercettazioni raramente bastano.
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