Cassazione Penale, Ordinanza n. 02517/2025 del 21/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (autorità giudiziaria)
La controversia
Il ricorrente proponeva ricorso per cassazione avverso l'ordinanza della Corte d'appello che aveva negato la sostituzione con pena pecuniaria della pena detentiva inflitta con sentenza divenuta irrevocabile il 12 maggio 2015. Con l'unico motivo deduceva, anche tramite memoria difensiva, la possibilità di applicare retroattivamente la disciplina più favorevole introdotta dal d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 in tema di pene sostitutive, sostenendo in sostanza che la nuova normativa avrebbe dovuto operare anche nei confronti delle condanne già irrevocabili oppure che, in via costituzionale, la mancata estensione sarebbe illegittima.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il motivo, richiamando la giurisprudenza di legittimità secondo cui la disciplina sulle pene sostitutive introdotta dalla riforma non si applica alle sentenze di condanna già irrevocabili prima dell'entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2022, poiché il limite alla retroattività favorevole è la formazione del giudicato. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
"è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, per contrasto con gli artt. 3, 24 e 27 Cost., nella parte in cui non estende l'applicabilità delle disposizioni in tema di pene sostitutive delle pene detentive brevi ai reati giudicati con sentenze divenute irrevocabili prima dell'entrata in vigore del citato d.lgs."
La norma non consente di estendere il regime più favorevole delle pene sostitutive alle sentenze già irrevocabili prima dell'entrata in vigore della riforma.
Il principio della retroattività della legge penale più favorevole opera come regola generale, ma incontra il limite della sentenza irrevocabile; una volta formato il giudicato non è più consentita l'applicazione retroattiva della disciplina più favorevole sulle pene sostitutive.
art. 25, secondo comma, Cost.
La Corte ribadisce che il principio di retroattività della lex mitior non è coperto dall'art. 25, secondo comma, Cost., il quale sancisce l'irretroattività delle norme incriminatrici e di quelle più severe.
art. 3 Cost.
Richiamato solo nel prospettato contrasto costituzionale, ma escluso dalla Corte alla luce della giustificazione razionale della scelta legislativa fondata sulla certezza dei rapporti esauriti.
art. 24 Cost.
Richiamato solo nel prospettato contrasto costituzionale, ma non ritenuto violato dalla disciplina censurata.
art. 27 Cost.
Richiamato solo nel prospettato contrasto costituzionale, ma non ritenuto violato dalla disciplina censurata.
Massime di principio
- In tema di pene sostitutive introdotte da una riforma sopravvenuta, la disciplina più favorevole non si applica alle condanne già passate in giudicato prima dell'entrata in vigore della nuova legge.
- Il principio di retroattività della lex mitior, previsto dall'art. 2 c.p., non ha portata assoluta e può essere derogato dal legislatore per ragioni razionali, tra cui la tutela della certezza dei rapporti giuridici esauriti.
- La formazione del giudicato di condanna a pena detentiva non sostituita rappresenta il limite decisivo oltre il quale non è consentito chiedere l'applicazione retroattiva del nuovo regime delle pene sostitutive.
- La questione di legittimità costituzionale che pretenda di estendere alle sentenze irrevocabili la disciplina più favorevole delle pene sostitutive è manifestamente infondata se la riforma non prevede espressamente tale retroattività.
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