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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35668/2023 del 25/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricci ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Catanzaro che, su parere negativo dell'UEPE, ha rigettato la sua istanza di ammissione all'affidamento in prova al servizio sociale rispetto alla pena residua di 2 anni, 9 mesi e 4 giorni per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Il Tribunale ha ritenuto assente un avviamento concreto del processo di revisione critica: Ricci avrebbe sminuito il rapporto con le droghe, mostrato tendenza alla dissimulazione, mantenuto persistentI contatti con contesti criminali omessi nei colloqui e nella visita domiciliare, esibito una presunta assunzione lavorativa «sospetta» senza documentazione e occupato abusivamente un alloggio popolare. In Cassazione Ricci deduceva travisamento delle risultanze (documentazione dei compensi e attività lavorativa) e violazione di legge per non aver valutato il presunto pentimento da lui manifestato davanti all'UEPE e in udienza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza fosse adeguatamente motivata, fondata su puntuale valutazione della personalità del condannato e sulle relazioni UEPE, e che il nucleo decisivo del rigetto fosse il mancato avvio di un percorso di revisione critica dei comportamenti che hanno generato il reato. La Suprema Corte ha confermato che, pur non essendo vincolato alle relazioni UEPE, il giudice deve valutare le informazioni in esse contenute e che la decisione discrzionale del giudice di merito è insindacabile se motivata logicamente. È stata condannata la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, primo periodo.

Norme richiamate

  • art. 47, legge 26 luglio 1975, n. 354

    Disciplina l'affidamento in prova al servizio sociale come misura alternativa alla detenzione, subordinata al convincimento che la misura possa contribuire alla rieducazione e prevenire il pericolo di recidiva; la valutazione si fonda sull'osservazione della personalità e della condotta successiva al reato.

  • art. 47-ter, legge 26 luglio 1975, n. 354

    Richiamato in connessione ai limiti di pena e alle diverse ipotesi di ammissibilità delle misure alternative; sottolinea che, in mancanza del requisito dell'emenda, può essere valutata altresì la detenzione domiciliare purché sia scongiurato il pericolo di nuovi reati.

  • art. 616, comma 1, primo periodo

    Norma procedurale che consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali a seguito del rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • Per l'ammissione all'affidamento in prova è determinante l'avvio concreto di un processo di revisione critica della condotta che ha determinato il reato; il mero ravvedimento formale o dichiarazioni di pentimento possono non essere sufficienti se non sono dimostrati da elementi concreti.
  • Le relazioni dell'UEPE costituiscono elemento centrale di valutazione: il giudice non è vincolato ma deve valutare e motivare il diverso apprezzamento; la mancata condivisione del parere UEPE richiede motivazione logica e coerente.
  • Comportamenti successivi al fatto-reato (minimizzazione del comportamento, dissimulazione, perdurante vicinanza a contesti criminali, occupazioni abusive) pesano negativamente nella prognosi e possono giustificare il diniego di misure alternative.
  • La prova documentale di un'attività lavorativa deve essere valutata, ma anche se presente può risultare insufficiente quando prevalgono indici di mancato percorso rieducativo; il giudice di merito ha ampia discrezionalità, sindacabile in Cassazione solo per carenza o illogicità della motivazione.
  • In sede di impugnazione non sono accolte deduzioni che chiedono una rivalutazione estensiva dei fatti o una diversa ponderazione delle prove, se il giudizio di merito è sostenuto da adeguata motivazione.

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