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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35630/2023 del 25/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Avverso la sentenza del 14/07/2022 del Tribunale di Padova con cui era stato dichiarato che non doveva procedersi per il reato di appropriazione indebita aggravata per insussistenza del fatto e contemporaneamente era disposta la trasmissione degli atti alla Procura ai sensi dell'art.521 c.p.p. per procedere, eventualmente, per il reato di furto (art.624 c.p.). Il Procuratore ha impugnato con due motivi: (1) presunta errata applicazione della legge penale (contestando la riqualificazione operata dal giudice e sostenendo che le risultanze dibattimentali confermerebbero la qualificazione originaria), e (2) abnormità dell'atto per avere il giudice assoltolo e al tempo stesso trasmesso gli atti alla Procura, operazione ritenuta contraddittoria e idonea a produrre una preclusione processuale (rischio di ne bis in idem) e quindi lesiva del regolare svolgimento del processo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il secondo motivo e infondato il primo. Sul primo motivo la Corte osserva che si trattava di una censura sulla valutazione del fatto (questione di merito non sindacabile in cassazione salvo errori di diritto nella sussunzione). Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto l'operato del Tribunale di Padova "atto abnorme": il giudice, avendo riqualificato il fatto come furto, avrebbe dovuto procedere direttamente ai sensi dell'art.521, primo comma, c.p.p., e non assolvere e nel contempo trasmettere gli atti alla Procura (anche richiamando l'art.521 in sentenza). La decisione di assolvere e rigettare la prosecuzione spezza il processo e può determinare conflitto con il divieto di doppio processo una volta che l'assoluzione diventi definitiva. Per tali ragioni la sentenza impugnata è annullata senza rinvio e gli atti sono trasmessi al Tribunale di Padova per il prosieguo.

Norme richiamate

  • art. 521 cod. proc. pen. (comma 1)

    citato in sentenza come norma che consente al giudice di riqualificare e procedere direttamente quando ritiene diversa la fattispecie

    La Corte interpreta l'art.521, comma 1, nella direzione che il giudice di merito, se ritiene diversa la qualificazione del fatto emersa in dibattimento, deve procedere direttamente alla nuova inquadratura e non rimandare al PM, al fine di evitare la regressione artificiosa del processo e lesioni del diritto di difesa/ne bis in idem.

  • art. 521 cod. proc. pen. (comma 2)

    nel provvedimento impugnato il Tribunale aveva disposto la trasmissione degli atti all'ufficio della Procura ai sensi dell'art.521 comma 2

    La Corte segnala che il richiamo al comma 2 non giustifica la scelta di assolvere e contemporaneamente rinviare: la norma va applicata nel rispetto del diritto di difesa e del principio di correlazione tra accusa e sentenza.

  • art. 606 primo comma lett. b) cod. proc. pen.

    richiamata come norma sulle censure in cassazione

    La Corte ricorda che la censura ai sensi dell'art.606, comma 1, lett. b) deve riguardare violazioni di legge/erronea sussunzione; non è consentito con il rimedio di legittimità un sindacato sulla valutazione di merito delle prove.

  • art. 624 cod. pen.

    reato per cui la Procura chiedeva che si procedesse dopo la trasmissione

    La Corte riconosce che la riqualificazione in furto (art.624) era possibile ma sottolinea che la procedura corretta è che il giudice, se ritiene, inizi o modifichi l'azione secondo le previsioni processuali senza creare una situazione di stasi o conflitto con un'assoluzione passata in giudicato.

Massime di principio

  • Se il giudice di merito ritiene che il fatto debba essere riqualificato in reato diverso, la regola ordinaria è che egli stesso provveda secondo l'art.521 c.p.p. (procedendo o modificando l'imputazione) e non limiti l'azione ad assolvere e trasmettere gli atti al PM, per evitare la regressione del processo e il rischio di conflitto con il divieto di doppio giudizio.
  • Una decisione che assolve e contestualmente regredisce il procedimento inviando gli atti al pubblico ministero per una diversa contestazione può essere qualificata come atto abnorme se tale comportamento spezza il processo e può pregiudicare il diritto di difesa o determinare problemi di ne bis in idem.
  • In Cassazione non è possibile ottenere l'annullamento per mera diversa valutazione delle prove: il rimedio deve fondarsi su errori di diritto o sulla errata sussunzione del fatto nella fattispecie astratta, non sulla diversa ricostruzione probatoria operata dal giudice di merito.
  • Il principio di correlazione tra accusa e sentenza tutela il diritto di difesa: la modifica dell'imputazione è ammessa entro i limiti che non alterino sostanzialmente la fisionomia dell'accusa così da impedire o menomare l'effettiva difesa dell'imputato.
  • Il pubblico ministero può impugnare decisioni che comportino rischio di preclusione processuale o che interrompano irragionevolmente il corso dell'azione penale; la Corte Suprema può annullare la sentenza senza rinvio se l'atto è manifestamente viziato e ne consegue la necessità di ripristinare il corretto svolgimento del procedimento.
  • Per la difesa, sollecitare la riqualificazione in primo grado può evitare successive contestazioni sulla legittimità della decisione: se la riqualificazione è nota in dibattimento e non modifica l'essenza della contestazione, la decisione che procede alla riqualificazione senza ledere il contraddittorio è generalmente ammissibile.

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