Cassazione Penale, Sentenza n. 44082/2024 del 03/12/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano l'ordinanza del Tribunale di Napoli che ha confermato la conversione in sequestro preventivo del sequestro probatorio di euro 7.700,00 ritrovati presso l'abitazione di Del Giudice, dove era stato rintracciato il latitante e capoclan Gaetano Angrisani. Contestano la presunta nullità del decreto per carenza motivazionale e la motivazione 'adesiva' rispetto alla richiesta del PM; l'assenza del fumus del reato aggravato per finalità di agevolazione mafiosa (si sostiene distinzione tra aiuto al singolo e all'associazione e mancanza del dolo specifico); l'erronea configurazione della confisca "allargata"; la mancata valutazione del periculum in mora e l'insufficiente accertamento sulla sproporzione tra la somma sequestrata e i redditi dichiarati dalla famiglia (documentazione difensiva che allegava un reddito complessivo di circa 25.000 euro e risparmi accumulati tra 2020 e 2023). È pure denunciata la mancata partecipazione del difensore all'udienza nonostante la richiesta di trattazione orale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto legittima la motivazione del decreto e dell'ordinanza di riesame, precisando che la motivazione "per relationem" non esclude l'autonomia del giudice quando il complesso motivazionale venga valutato unitariamente e siano criticate le argomentazioni difensive. Sul fumus, la Corte ha confermato la riqualificazione in favoreggiamento aggravato (con finalità di agevolazione dell'associazione) sulla base della presenza del condannato presso l'abitazione della ricorrente, della sua notorietà nel territorio e dell'effetto di conservazione del potere del gruppo; dunque l'aggravante mafiosa è ritenuta configurata e applicabile la confisca per sproporzione. Sulla sproporzione, la Corte ha ritenuto generiche le censure difensive: il Tribunale aveva valutato la documentazione prodotta e ritenuto implausibile che i risparmi familiari spiegassero l'importo sequestrato, considerando anche la percezione di sussidi pubblici. Quanto al periculum in mora, la Corte ha confermato che la motivazione è sufficiente se indica ragioni per cui la confisca rischierebbe di divenire impraticabile, e ha ritenuto plausibile il rischio di dissipazione in presenza di assenza di redditi leciti. Ne consegue il rigetto del ricorso e la conferma del sequestro preventivo.
Norme richiamate
Norma sull'associazione di tipo mafioso; nel caso è stata richiamata per qualificare l'agevolazione del capo-clan come favoreggiamento con finalità di agevolazione mafiosa
Prevede che il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali sia consentito solo per violazione di legge; la Corte ricorda il limite della cognizione in Cassazione
Prevede la confisca per sproporzione (confisca 'allargata'); la Corte ha ritenuto applicabile tale meccanismo poiché il reato rientrava tra quelli indicati e sussisteva sproporzione
art. 51, comma 3-bis cod. proc. pen.
Richiamato in riferimento all'elenco di reati per i quali può operare la confisca obbligatoria/allargata; la Corte ha ritenuto che la fattispecie fosse ascrivibile a quel novero
art. 321, comma 2 cod. proc. pen.
Norma sul sequestro preventivo finalizzato alla confisca; la Corte richiama l'obbligo di motivare anche il periculum in mora nelle misure finalizzate alla confisca
Norma generale sulla confisca; richiamata per distinguere casi in cui la sola confiscabilità possa giustificare il sequestro
artt. 324, comma 7 e 309, comma 9 cod. proc. pen.
Richiamati per definire i limiti e i poteri del giudice del riesame e del controllo esercitato dal Tribunale nel confermare misure cautelari reali
Norma richiamata in ordine alle conseguenze del rigetto del ricorso (espressa nel provvedimento di cassazione come riferimento formale ai conseguenti effetti processuali)
Massime di principio
- La motivazione 'per relationem' non è di per sé invalida: è sufficiente che il giudice integri e valuti criticamente il complesso motivazionale e le argomentazioni a discarico.
- La fattispecie di aiuto a un capo clan può essere ricondotta all'aggravante di favoreggiamento con finalità di agevolazione mafiosa quando l'azione contribuisce a conservare il potere dell'associazione nel territorio; non è necessaria una prova distinta che l'atto fosse diretto all'associazione se è logico il collegamento tra l'aiuto e il rafforzamento del sodalizio.
- Nel sequestro finalizzato alla confisca è richiesta una motivazione anche sul 'periculum in mora': il giudice deve spiegare perché la confisca rischierebbe di divenire impraticabile senza il sequestro (es. rischio di modifica, dispersione o dissipazione del bene).
- La valutazione della sproporzione tra beni e redditi, nelle fasi cautelari, richiede elementi concreti e non generiche deduzioni difensive: documentazione plausibile e contestualizzazione temporale sono necessarie per confutare l'ipotesi di provenienza illecita.
- In Cassazione il sindacato sui provvedimenti cautelari reali è limitato a vizi di legge e a carenze motivazionali radicali; i giudizi di fatto e le valutazioni di plausibilità rimangono prevalentemente in capo al giudice del merito e del riesame.
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