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Sentenza

Sentenza n. 1164/2026 - Venezia, Sezione 3

per l’annullamento del provvedimento in data 29 gennaio 2024 con cui il Comune di Verona ha rigettato l’istanza di autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di una nuova struttura per l’installazione di antenne per telefonia mobile in via Castello San Felice e del conforme parere espresso dalla Soprintendenza in data 11 gennaio 2024.

Giustizia amministrativa202400384

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Veneto - Venezia, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di una nuova struttura destinata all'installazione di antenne per telefonia mobile, unitamente al parere negativo della Soprintendenza

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazioni paesaggistiche)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente ha impugnato il diniego comunale del 29 gennaio 2024 e il conforme parere della Soprintendenza dell'11 gennaio 2024, relativi all'installazione di un impianto di telefonia mobile in via Castello San Felice. Ha dedotto l'erroneità dei presupposti, l'illogicità e l'irragionevolezza delle valutazioni paesaggistiche; il difetto di istruttoria e di motivazione, per l'impiego di formule generiche e stereotipate sull'impatto dell'impianto; la violazione dei principi di proporzionalità, ragionevolezza e leale collaborazione, anche per la mancata considerazione delle misure di mitigazione proposte. Nel corso del giudizio la ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione, avendo individuato un sito alternativo, ottenuto per esso l'autorizzazione paesaggistica e realizzato l'infrastruttura.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. La società ha infatti ottenuto l'autorizzazione paesaggistica per una localizzazione alternativa e ha realizzato l'infrastruttura, rendendo non più attuale l'interesse all'annullamento dei provvedimenti originariamente impugnati. Le amministrazioni resistenti si sono associate alla richiesta di improcedibilità. Le spese sono state compensate tra tutte le parti, in considerazione della concorde richiesta.

Norme richiamate

  • art. 146 d.lgs. 42/2004

    Individua il procedimento di autorizzazione paesaggistica oggetto dei provvedimenti impugnati; la sentenza non esamina nel merito la legittimità del diniego.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato nel provvedimento; il testo non esplicita una specifica applicazione autonoma della disposizione.

Massime di principio

  • Il ricorso di annullamento deve essere dichiarato improcedibile quando, nel corso del giudizio, sopravviene il difetto di interesse alla decisione perché il ricorrente consegue, per una diversa localizzazione, il titolo amministrativo necessario e realizza l'intervento cui era finalizzata l'originaria domanda.
  • La sopravvenuta carenza di interesse può essere dichiarata quando il ricorrente la deduce espressamente e le amministrazioni resistenti vi aderiscono, purché dagli atti emerga il venir meno dell'utilità concreta e attuale dell'eventuale annullamento dell'atto impugnato.

Come è indicizzato

MaterieAutorizzazione paesaggisticaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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