Cassazione Penale, Sentenza n. 19678/2023 del 10/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena e, non essendo necessari ulteriori accertamenti, ha rideterminato la pena in mesi sei di arresto. Restano confermate le altre statuizioni.
Esito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione per violazione del divieto di reformatio in peius (art. 597 c.p.p.): la Corte d'appello, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva sostituito la pena di "mesi sei di reclusione" con "mesi otto di arresto", aumentando di fatto la pena detentiva irrogata in primo grado nonostante il divieto di peggioramento quando l'appello è proposto dall'imputato.
Norme richiamate
Applicato per affermare il divieto di reformatio in peius: i giudici d'appello non possono peggiorare la posizione dell'imputato rispetto alla pena stabilita in primo grado quando l'appello è proposto dall'imputato.
Richiamato solo in relazione alle conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale; qui il P.G. ha chiesto l'annullamento senza rinvio con rideterminazione della pena.
art. 707 (capo A)
Norma sostanziale richiamata come riferimento alla fattispecie contestata; dal testo della sentenza emerge che si tratta di una fattispecie contravvenzionale per la quale la pena in reclusione indicata in primo grado era illegittima e doveva essere qualificata come arresto
Massime di principio
- Il divieto di reformatio in peius (art. 597 c.p.p.) impedisce ai giudici d'appello di aggravare la situazione punitiva dell'imputato quando l'appello è proposto dall'imputato stesso; ogni aumento della pena in tali ipotesi è annullabile.
- La correzione della specie della pena (es. da reclusione ad arresto per una contravvenzione) è consentita, ma non può tradursi in un aumento della durata della pena rispetto a quanto stabilito in primo grado quando opera il divieto di reformatio in peius.
- La Corte di Cassazione può annullare senza rinvio limitatamente alla determinazione della pena e rideterminarla direttamente se non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto.
- Le conclusioni del Pubblico Ministero in Cassazione possono chiedere l'annullamento senza rinvio e la rideterminazione della pena, e tali richieste possono essere recepite se coerenti con il diritto applicabile.
- In casi analoghi è opportuno contestualizzare sempre se l'appello in sede d'Appello sia stato proposto anche dall'ufficio requirente o solo dall'imputato: la possibilità di modificare in peius cambia in funzione della presenza o meno dell'appello proposto dalla Procura.
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