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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37886/2023 del 15/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza che confermava la misura custodiale (arresti domiciliari con presidio elettronico) per il reato riqualificato in truffa aggravata ai danni di una persona anziana (inizialmente contestata come estorsione). Si contestava la violazione dell'art. 274 c.p.p. e un vizio di motivazione sulla valutazione delle esigenze cautelari, in particolare della proporzionalità della misura: la riqualificazione del fatto da estorsione a truffa avrebbe dovuto indurre a rivalutare la gravità e il pericolo cautelare; andavano maggiormente considerati elementi personali (età, convivenza familiare, precedenti lievi/anzianità degli stessi) e la possibilità di misure meno afflittive come gli arresti domiciliari in Campania distante dal luogo del fatto; inoltre si lamentava la mancata esplicitazione delle ragioni dell'inadeguatezza delle misure non custodiali

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi omogenei fondati nella parte che censurava la motivazione sulla proporzionalità della misura cautelare. Ha rilevato che il Tribunale non ha adeguatamente motivato il rigetto delle misure meno afflittive alla luce della riqualificazione del reato e delle condizioni personali degli imputati. Tuttavia la Corte ha osservato che il Tribunale aveva indicato elementi che potevano giustificare una maggiore cautela ("particolare sfrontatezza e spregiudicatezza" negli spostamenti dalla provincia di Napoli a Roma e l'esistenza di punti di riferimento a Roma, aggravanti il pericolo di reiterazione). In pratica la Cassazione ha accolto i motivi relativi alla carenza di motivazione sulla proporzionalità e ha disposto la rivalutazione da parte del giudice di merito, richiedendo una motivazione specifica sul perché le misure alternative fossero inadeguate o, se del caso, la modifica della misura cautelare in conformità ai principi di adeguatezza e proporzionalità

Norme richiamate

  • art. 274 cod. proc. pen.

    La norma è stata invocata per censurare la motivazione dell'ordinanza. La Corte ha ritenuto che, ai sensi di tale principio, il Tribunale doveva fornire una motivazione adeguata e specifica sulla scelta della misura cautelare e, in particolare, sulla ragione per la quale misure meno afflittive risultassero insufficienti dopo la riqualificazione del reato

Massime di principio

  • La riqualificazione del reato in termini meno gravosi (es. da estorsione a truffa) impone al giudice di riesaminare la necessità e la proporzionalità della misura cautelare; la mancata rivalutazione costituisce vizio motivazionale
  • Il giudice deve motivare in modo specifico e concreto perché le misure meno afflittive (arresti domiciliari, obblighi, ecc.) siano inadeguate; enunciazioni generiche non sono sufficienti
  • Le circostanze personali dell'indagato (età, situazione familiare, precedenti penali limitati o datati, comportamento successivo alla misura) devono essere valutate in favore di misure meno restrittive quando compatibili con le esigenze cautelari
  • Elementi concreti che aggravano il rischio di reiterazione (es. condotte organizzate, spostamenti tra province, punti di riferimento sul territorio del reato) possono giustificare misure più severe, purché adeguatamente motivati
  • In caso di carenza motivazionale sulla proporzionalità la Corte di Cassazione tende ad annullare o a rinviare la decisione al giudice di merito affinché integri la motivazione e riesamini la misura alla luce dei principi di adeguatezza e proporzionalità

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