Cassazione Penale, Ordinanza n. 00192/2025 del 03/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Torino che lo aveva riconosciuto responsabile del delitto di ricettazione, chiedendo l'annullamento della decisione. Con il primo motivo ha dedotto vizio di motivazione sulla configurabilità del reato ascritto, sostenendo in sostanza che la prova dell'elemento soggettivo non fosse stata adeguatamente raggiunta; la Corte ha però rilevato che la censura riproponeva questioni già dedotte in appello e disattese, e che la motivazione di merito era corretta nel ritenere desumibile il dolo anche da elementi indiziari, incluso il mancato o inattendibile chiarimento sulla provenienza del bene. Con il secondo motivo ha lamentato violazione di legge e vizio di motivazione in ordine al giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti e attenuanti, contestando l'equivalenza riconosciuta in appello; la Corte ha ritenuto la doglianza non consentita e manifestamente infondata, poiché il bilanciamento tra circostanze è valutazione discrezionale di merito, sindacabile solo se arbitraria o manifestamente illogica, evenienza non ravvisata.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo in parte reiterativo di censure già esaminate e comunque infondato nel merito, richiamando il principio secondo cui, nella ricettazione, l'elemento soggettivo può essere provato anche indirettamente e che il discrimine con l'incauto acquisto sta nell'accettazione consapevole del rischio della provenienza delittuosa del bene. Ha inoltre ritenuto manifestamente infondato il secondo motivo, osservando che il giudizio di equivalenza tra circostanze è tipicamente di merito e non è censurabile in cassazione se sorretto da motivazione non illogica. Ne sono seguite la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
La ricettazione richiede la consapevolezza della provenienza illecita del bene, che può essere desunta anche da elementi indiretti; il dolo può configurarsi anche nella forma eventuale.
L'incauto acquisto si distingue dalla ricettazione perché punisce l'omessa percezione di segnali oggettivi di sospetto circa la provenienza del bene, indipendentemente dal fatto che il sospetto sia stato effettivamente avvertito.
Non citato espressamente, ma la sentenza fa riferimento al giudizio di comparazione tra circostanze di segno opposto e alla sua incidenza sulla dosimetria della pena.
Massime di principio
- Ai fini della configurabilità della ricettazione, l'elemento soggettivo può essere provato anche mediante indizi, inclusa l'omessa o inattendibile indicazione della provenienza del bene ricevuto, purché l'accertamento sia coerente con la struttura della fattispecie e non si traduca in un improprio rovesciamento dell'onere della prova.
- Il confine tra ricettazione e incauto acquisto risiede nel diverso atteggiamento psicologico: la prima richiede l'accettazione consapevole del rischio della provenienza delittuosa del bene, anche a titolo di dolo eventuale; la seconda si fonda sulla colpevole ignoranza di indici oggettivi che avrebbero dovuto attivare il sospetto.
- Il giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti e attenuanti è valutazione discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in cassazione se la motivazione non è arbitraria, manifestamente illogica o meramente apparente.
- In sede di legittimità non sono ammissibili censure che si limitino a riproporre questioni già affrontate e motivatamente disattese nei gradi di merito, senza evidenziare reali vizi logici o giuridici della decisione impugnata.
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