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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33801/2025 del 15/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di parziale dissequestro di beni oggetto di sequestro preventivo disposto a garanzia del profitto di reati tributari (art. 11 e art. 4 d.lgs. n. 74/2000). Il ricorrente deduce: (i) errata applicazione dell'art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000 e degli artt. 41 e 42 Cost. in relazione all'art. 321 c.p.p.; (ii) carenza o apparente motivazione circa la valutazione del valore dei cespiti immobiliari (complesso "Li Ruini" in Sardegna e immobili in Toscana), entrambi gravati da ipoteche a favore del fisco; sostiene che o tali immobili hanno valore e quindi il sequestro va ridotto, oppure non hanno valore e il sequestro è illegittimo; (iii) violazione del principio di proporzione perché il blocco ha colpito l'intero patrimonio (valore immobiliare dichiarato superiore a 8.115.590 euro) rispetto a un profitto contestato molto inferiore, impedendo di soddisfare esigenze minime di vita.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivi principali: i primi due motivi erano proposti oltre i casi consentiti in cassazione (non è ammessa la censura diretta per violazione degli artt. 41 e 42 Cost.; la Cassazione è limitata a motivi di illegittimità di legge o a vizi motivazionali radicali ai sensi dell'art. 325 c.p.p.; nel caso la motivazione del Tribunale di riesame era sufficiente: il complesso "Li Ruini" risultava gravato da crediti per oltre 21 milioni di euro e la stima dell'Agenzia delle Entrate è stata ritenuta attendibile); il terzo motivo era inammissibile perché la questione di proporzionalità non era stata sollevata nella richiesta di revoca parziale della misura, che delimita l'ambito di cognizione del giudice e dell'appello. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 11

    Norma che definisce il delitto rilevante ai fini del sequestro del profitto; il sequestro è stato disposto anche in via diretta per il profitto ascritto a tali fattispecie

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 4

    Altro delitto tributario per il quale è stato disposto sequestro preventivo a carico del solo Lalli per un importo specifico

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 12-bis

    Regola il sequestro preventivo per equivalente e per il profitto del reato; oggetto delle censure del ricorrente circa la corretta quantificazione e applicazione del sequestro

  • Costituzione, artt. 41 e 42

    Richiamati dal ricorrente per censure di incostituzionalità collegate alla libertà d'impresa e alla proprietà; la Corte segnala che la presunta violazione costituzionale non è deducibile direttamente in cassazione ma può costituire materia di questione di legittimità costituzionale

  • cod. proc. pen., art. 321

    Norma sulle misure cautelari reali e relative esigenze di motivazione; il ricorrente invoca la violazione di tale norma nella valutazione delle esigenze cautelari e della motivazione del provvedimento

  • cod. proc. pen., art. 275

    Riferimento richiamato dal ricorrente in relazione ai poteri e limiti del giudice; menzionato nella contestazione di carenza motivazionale

  • cod. proc. pen., art. 322-bis

    Norma richiamata per la composizione del Tribunale (collegio) nell'ambito del riesame/udienza cautelare

  • cod. proc. pen., art. 325

    Definisce i limiti del sindacato della Cassazione sulle ordinanze cautelari reali (violazione di legge o vizi motivazionali radicali); la Corte l'ha applicata per escludere un sindacato sulla persuasività della motivazione

  • cod. proc. pen., art. 606

    Elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte osserva che la deduzione di violazioni costituzionali non rientra tra quelli consentiti

  • cod. proc. pen., art. 616

    Previsione sulla condanna alle spese e sanzione pecuniaria in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per irrogare la sanzione di 3.000 euro

  • d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23

    Richiamato per la formalità della requisitoria del Pubblico Ministero depositata ai sensi di tale norma

Massime di principio

  • In cassazione contro provvedimenti cautelari reali il sindacato è molto limitato: sono ammessi solo vizi di legge o vizi motivazionali radicali (art. 325 c.p.p.); l'attacco alla mera persuasività della motivazione non è sufficiente.
  • Le censure di violazione di norme costituzionali non possono essere sollevate direttamente in sede di ricorso per cassazione (art. 606 c.p.p.); se si ritiene necessaria, la strada è la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte Costituzionale.
  • Le questioni non sollevate nei termini e nelle sedi previste (per esempio nella richiesta di revoca o nei gradi precedenti) possono diventare inammissibili in cassazione: è fondamentale dedurre tempestivamente i profili di proporzionalità e impatto sulla sfera personale.
  • Quando i beni sono gravati da ipoteche o oneri (soprattutto crediti erariali) il giudice può ritenere che non siano efficaci garanzie per la confisca, e motivazioni tecniche e perizie aggiornate e specifiche sono decisive per contrastare tale valutazione.
  • Per contestare la valutazione dei beni è opportuno fornire perizie aggiornate, metodologie valutative adeguate (e spiegare perché quelle dell'Agenzia delle Entrate sarebbero infondate) e affrontare espressamente la questione dei pesi e della aggredibilità del bene nelle sedi di merito prima di arrivare in cassazione.
  • In caso di esito negativo del ricorso, è possibile l'applicazione di sanzioni pecuniarie; va quindi valutata la fondatezza processuale delle censure prima di proporre ricorso in Cassazione.

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