Cassazione Penale, Sentenza n. 38121/2023 del 18/09/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione per vizio di motivazione e violazione di legge: si contesta la qualificazione soggettiva dell'imputato come "incaricato di pubblico servizio" (Ammendola era responsabile del personale della società che gestiva i servizi cimiteriali, ruolo distinto dall'operatore cimiteriale), la mancata prova del coinvolgimento e della compartecipazione di Maglione e Riccio nelle presunte compravendite illecite di loculi, l'errata esclusione della configurabilità del reato di truffa e la mancata considerazione dell'elemento dell'abuso necessario per i reati di induzione indebita/corruzione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza della Corte d'appello con rinvio. La Suprema Corte ha rilevato gravi vizi di motivazione: la Corte d'appello non ha adeguatamente spiegato perché l'attività illecita sarebbe rientrata nelle mansioni di "responsabile del personale" o avrebbe costituito esercizio di pubblico servizio; non ha analizzato l'elemento dell'abuso richiesto per i reati di induzione indebita/corruzione; non ha provato in modo compiuto la compartecipazione di Maglione (pubblico ufficiale) ai sensi dell'art. 117 c.p. La sentenza è annullata con rinvio perché la Corte d'appello ricostruisca puntualmente i fatti e chiarisca, tra l'altro: i rapporti tra Ammendola e Maglione; se e in che termini Ammendola sia qualificabile come incaricato di pubblico servizio; se esista responsabilità concorsuale con Maglione; in cosa sia consistito l'abuso induttivo e se la fattispecie sia quella prevista dall'art. 319‑quater c.p. o altra fattispecie (es. truffa), con indicazione del contenuto del presunto patto corruttivo.
Norme richiamate
Norma che riguarda l'induzione indebita a dare o promettere utilità; la giurisprudenza richiede l'esistenza di un abuso (della qualità o dei poteri) come elemento integrante e causalmente connesso alla induzione.
Rinvio alla nozione di abuso nelle fattispecie corruttive: l'abuso integra l'elemento qualificante della condotta del pubblico agente e serve a distinguere l'induzione/corruzione da altre fattispecie (es. truffa).
Regola sulla applicazione della legge penale per il fatto di altro soggetto (concorso necessario/plurisoggettività); la decisione sottolinea che per affermare responsabilità concorsuale con un pubblico ufficiale è necessaria prova della compartecipazione sia sul piano oggettivo sia su quello soggettivo.
Definizione di pubblico ufficiale secondo il criterio funzionale-oggettivo (esercizio di funzioni legislative, giudiziarie o amministrative; poteri autoritativi o certificativi). La Corte ricorda che va accertata la natura pubblicistica dell'attività e l'effettivo esercizio della funzione.
Definizione di incaricato di pubblico servizio: attività disciplinata da norme di diritto pubblico ma priva dei poteri autoritativi/certificativi; non comprende mansioni di ordine o prestazioni meramente materiali. Occorre valutare contenuto e funzione dell'attività svolta.
legge 26 aprile 1990, n. 86
Riforma che ha definitivamente adottato la prospettiva funzionale-oggettiva per la nozione di pubblico ufficiale e incaricato di pubblico servizio, superando la concezione basata sul rapporto di dipendenza.
Ha introdotto nel secondo comma dell'art. 357 c.p. indici oggettivi per delimitare la funzione pubblica (poteri autoritativi/certificativi, disciplina pubblicistica), richiamata dalla Corte per la valutazione della qualifica soggettiva.
Giurisprudenza (Sez. U. n. 12228 del 24/10/2013, Maldera e altre pronunce)
Il valore da attribuire al concetto di abuso ... deve concretarsi ... nella "strumentalizzazione da parte del soggetto pubblico di una qualità effettivamente sussistente (abuso della sua qualità) o delle attribuzioni ad essa inerenti (abuso dei suoi poteri) per il perseguimento di un fine immediatamente illecito"
Le Sezioni Unite precisano che l'abuso non è mero presupposto ma elemento essenziale e qualificante delle fattispecie corruttive/induttive: occorre identificare se si tratta di abuso soggettivo (strumentalizzazione della qualifica) o oggettivo (deviazione nell'esercizio dei poteri) e la loro idoneità a determinare la dazione/promessa dell'indebito.
Massime di principio
- La qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio va valutata con criterio funzionale‑oggettivo: conta il contenuto dell'attività e la disciplina pubblicistica, non la mera qualifica formale o l'appartenenza a società privata.
- Per i reati di induzione indebita e corruzione è cruciale l'elemento dell'abuso (della qualità o dei poteri): la sola induzione o il solo convincimento del privato non sostituiscono la prova dell'abuso.
- Non è possibile affermare responsabilità concorsuale con un pubblico ufficiale senza motivare e provare compiutamente la compartecipazione sia sul piano oggettivo (contributo al fatto) sia soggettivo (volontà o consapevolezza di cooperare).
- Quando si contesta che un soggetto inserito in una struttura privatistica abbia svolto funzioni pubbliche, la sentenza deve spiegare perché l'attività svolta rientri concretamente nel servizio pubblico (quale servizio, in quale momento e con quali poteri o funzioni).
- Occorre distinguere con rigore tra induzione/corruzione e truffa: la presenza di artifizi e raggiri da parte di un privato può indirizzare verso la truffa, mentre l'induzione collegata a un abuso della qualità/potere caratterizza le fattispecie corruttive.
- La motivazione giudiziaria deve descrivere chiaramente la condotta induttiva, la soggezione indotta, l'asimmetria delle posizioni e come l'abuso abbia causalmente inciso sulla volontà del privato; l'assenza di tale analisi determina vizio di motivazione e annullamento.
- La prova dell'effettivo esercizio della funzione pubblica può essere anche di fatto (acquiescenza o tolleranza dell'amministrazione), ma deve emergere con chiarezza dagli atti.
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