Cassazione Penale, Sentenza n. 40166/2022 del 24/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza della Corte di Appello di Lecce che aveva dichiarato inammissibile il suo appello avverso l'assoluzione emessa dal Tribunale di Lecce. Lamentava la violazione di legge (artt. 605, 593-bis, 591 c.p.p., 166-bis disp. att., art. 606 lett. b) c.p.p.), sostenendo che la Corte territoriale aveva introdotto un divieto non previsto dall'ordinamento ritenendo necessaria un'espressa acquiescenza del Procuratore della Repubblica: a suo avviso la mancata impugnazione del Procuratore della Repubblica poteva essere desunta come forma di acquiescenza e/o risultava un coordinamento fra uffici (richiamando il provvedimento n.1891/15/03/2018) che legittimava l'impugnazione proposta dal Procuratore Generale anche se proposta prima dello spirare del termine del Procuratore della Repubblica.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale. Ha ritenuto che non sia necessaria un'acquisita manifestazione espressa di acquiescenza del Procuratore della Repubblica perché il Procuratore Generale sia legittimato a proporre appello: la mancata impugnazione da parte del Procuratore della Repubblica può essere idonea a desumere l'acquiescenza. Ha inoltre chiarito che le intese/forme di coordinamento previste dall'art. 166-bis disp. att. non sono sindacabili dal giudice dell'impugnazione e che il termine per proporre appello per il Procuratore Generale decorre dalla comunicazione del deposito della motivazione (e non, in via automatica, dallo spirare del termine del Procuratore della Repubblica). Alla luce di ciò la Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento impugnato e ha trasmesso gli atti alla Corte di Appello di Lecce per il giudizio di merito.
Norme richiamate
Disciplina le limitazioni all'esercizio dell'appello da parte del Procuratore Generale; la Corte interpreta tali limiti come compatibili con l'esercizio del potere di appello quando ricorra l'acquiescenza del Procuratore della Repubblica, che può essere anche desunta dalla mancata impugnazione.
Prevede i casi di inammissibilità delle impugnazioni; la Corte ha escluso che la presunta necessità di esprimere un'assenso formale rientri fra le cause di inammissibilità previste da tale norma.
art. 166-bis disp. att. cod. proc. pen.
"ai fini di acquisire tempestiva notizia in ordine alle determinazioni relative all'impugnazione delle sentenze di primo grado, il procuratore generale presso la corte d'appello promuove intese o altre forme di coordinamento con i procuratori della repubblica del distretto"
Regola il coordinamento tra Procuratore Generale e Procuratori della Repubblica; la Corte ritiene che le modalità e le intese previste non siano sindacabili dal giudice dell'impugnazione e possono giustificare l'esercizio dell'appello da parte del Procuratore Generale.
Stabilisce i termini e le modalità di comunicazione dell'avviso di deposito; la Corte ha rilevato che per il Procuratore Generale il termine di impugnazione decorre dalla comunicazione del deposito della motivazione.
art. 544, comma 3, cod. proc. pen.
Riguarda il termine per il deposito della motivazione e, conseguentemente, la decorrenza del termine di impugnazione per il Procuratore della Repubblica; la Corte ha richiamato la diversa decorrenza dei termini tra i due uffici.
art. 606, lett. b) cod. proc. pen.
Prevede il motivo di ricorso per violazione di legge; il Procuratore Generale lo ha utilizzato per censurare l'erronea qualificazione di inammissibilità da parte della Corte territoriale.
Massime di principio
- Il Procuratore Generale è legittimato a proporre appello anche in assenza di una manifestazione espressa di acquiescenza del Procuratore della Repubblica: l'acquiescenza può essere desunta dalla mancata impugnazione.
- Il termine per proporre appello da parte del Procuratore Generale decorre dalla comunicazione del deposito della motivazione e non necessariamente dallo spirare del termine spettante al Procuratore della Repubblica.
- Le intese o i meccanismi di coordinamento tra Procura Generale e Procure della Repubblica (art. 166-bis disp. att.) sono strumenti legittimi per regolare l'esercizio concorrente del potere di impugnazione e le modalità di comunicazione non sono sindacabili dal giudice dell'impugnazione.
- Non può essere riconosciuta come causa di inammissibilità l'assenza di una espressa acquiescenza del Procuratore della Repubblica quando il sistema normativo consente di desumerla dalla mancata azione; imporre l'espressa manifestazione creerebbe paradossi e compressioni irragionevoli del potere di impugnazione del Procuratore Generale.
- In situazioni analoghe verificare le comunicazioni interne e le intese tra uffici (anche se non soggette a sindacato giurisdizionale) e calcolare i termini in base alla data di comunicazione del deposito per valutare tempestività e legittimazione dell'impugnazione da parte del Procuratore Generale.
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