Cassazione Penale, Ordinanza n. 30168/2025 del 02/09/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo manifestamente infondata la censura sul trattamento sanzionatorio. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso per cassazione è stato proposto dall'imputato contro la sentenza della Corte d'appello di Milano del 16/01/2025. Dall'ordinanza emerge un solo motivo dedotto: la censura relativa al trattamento sanzionatorio, ritenuto dal ricorrente eccessivo. La Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondata la doglianza perché la Corte territoriale aveva motivato in modo logico e completo sulla congruità della pena determinata dal Tribunale, valorizzando la condotta successiva al reato, in particolare la lunga latitanza seguita all'allontanamento dall'abitazione in cui l'imputato si trovava agli arresti domiciliari.
Norme richiamate
in caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- La censura sul trattamento sanzionatorio è inammissibile in cassazione quando la sentenza impugnata dia conto in modo logico e completo delle ragioni della congruità della pena.
- La valutazione della pena può legittimamente fondarsi anche su condotte successive al reato, se utilizzate come indice della personalità del reo o della gravità complessiva del comportamento, purché la motivazione della corte di merito sia coerente e non apparente.
- La lunga latitanza successiva alla violazione degli arresti domiciliari può essere valorizzata dal giudice di merito ai fini della determinazione del trattamento sanzionatorio.
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