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Cassazione Penale, Ordinanza n. 40618/2025 del 17/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La condanna di merito per peculato è rimasta ferma; la Corte ha escluso sia il vizio di motivazione sulla mancata attenuante speciale, sia l'erroneità della pena accessoria applicata.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello che lo aveva condannato per peculato. Il primo motivo deduceva vizio di motivazione per la mancata applicazione dell'attenuante speciale di cui all'art. 323-bis c.p., sostenendo che il giudice di merito avesse trascurato elementi favorevoli alla sua posizione. Il secondo motivo contestava l'applicazione della pena accessoria ex art. 29 c.p., in relazione all'interdizione dai pubblici uffici, ritenendo non corretta la disciplina applicata. La Corte ha ritenuto il primo motivo meramente riproduttivo di censure già esaminate e disattese, evidenziando che i giudici di merito avevano correttamente valorizzato la non tenuità del danno economico e la non occasionalità delle condotte. Quanto al secondo motivo, lo ha reputato manifestamente infondato, osservando che una parte significativa della condotta era successiva al 2019, con applicazione dell'art. 317-bis c.p. come modificato dalla L. n. 3 del 2019, che prevede, per pene superiori a due anni di reclusione, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Norme richiamate

  • art. 314 c.p.

    norma incriminatrice posta a base della condanna per peculato confermata in sede di merito

  • art. 323-bis c.p.

    attenuante speciale la cui mancata applicazione è stata censurata dal ricorrente, ma la doglianza è stata ritenuta infondata perché i giudici di merito avevano escluso la particolare tenuità del fatto valorizzando danno economico non tenue e non occasionalità delle condotte

  • art. 29 c.p.

    richiamato dal ricorrente in tema di pena accessoria; il motivo è stato ritenuto manifestamente infondato alla luce della disciplina applicata

  • art. 317-bis c.p.

    la Corte ne ha affermato l'applicazione, nel testo modificato dalla L. n. 3 del 2019, per una parte della condotta successiva al 2019, con conseguente interdizione perpetua dai pubblici uffici per pene superiori a due anni di reclusione

  • L. 9 gennaio 2019, n. 3

    indicata come fonte della modifica dell'art. 317-bis c.p. rilevante per la disciplina della pena accessoria

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando ripropone censure già adeguatamente esaminate e disattese dal giudice di merito con motivazione giuridicamente corretta, senza confrontarsi in modo effettivo con la ratio decidendi.
  • L'attenuante speciale di cui all'art. 323-bis c.p. può essere negata ove il giudice di merito abbia motivato sulla non tenuità del danno economico e sulla non occasionalità delle condotte contestate.
  • In tema di pena accessoria, se una parte significativa della condotta si colloca temporalmente dopo la modifica normativa del 2019, si applica il testo novellato dell'art. 317-bis c.p., con l'effetto dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici per le pene superiori a due anni di reclusione.
  • La manifestata infondatezza di un motivo relativo alla pena accessoria può concorrere alla declaratoria di inammissibilità del ricorso quando le censure non colgono correttamente la disciplina normativa applicabile.

Come è indicizzato

MateriePeculatoImpugnazioni
RamiReati contro la PAProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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