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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30464/2025 del 09/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale della libertà che aveva confermato gli arresti domiciliari applicati a Costanzo per il reato di concorso nel tentativo di acquisto e importazione di cocaina dall'Ecuador all'Australia (imputazione provvisoria). Il ricorrente denunciava: 1) vizio di motivazione e violazione di legge nella ritenuta sussistenza del pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato, nonostante la sua residenza in Germania e il tempo trascorso; mancata valutazione di misure meno afflittive; 2) errata interpretazione delle norme europee e nazionali (art. 4, comma 1, lett. d), d.lgs. 15/02/2016 n.36 e decisione‑quadro 2009/829) in relazione all'applicabilità della disciplina della "detenzione cautelare" agli arresti domiciliari e mancata sollevazione di questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia ove vi fosse dubbio interpretativo.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. Il giudice ha ritenuto infondati entrambi i motivi: 1) ha condiviso la valutazione del Tribunale secondo la quale la personalità del ricorrente è "allarmante", posto che, sebbene dimorante in Germania, manteneva contatti con i coindagati di San Luca ed è risultato pienamente coinvolto nella rete di traffico internazionale, con conseguente pericolo concreto e attuale di reiterazione e di sottrazione al procedimento; il tempo trascorso e l'incensuratezza non sono stati ritenuti decisivi a mutare le esigenze cautelari; 2) ha ritenuto irrilevante ai fini della decisione la questione interpretativa sull'art.4 d.lgs. n.36/2016: il problema pratico era che la permanenza del ricorrente in Germania rendeva non adeguata la misura meno afflittiva (obbligo di presentazione) e incompatibile con le esigenze cautelari. È stata inoltre disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • artt. 61-bis cod. pen., 73 e 80 d.P.R. 9 ottobre 1990

    Norme penali e regolamentari richiamate nell'imputazione: artt. 73 e 80 del DPR 309/1990 concernono il traffico di sostanze stupefacenti; l'art. 61‑bis contiene criteri di valutazione della personalità e della pericolosità del soggetto. Il giudice ha valutato tali profili per fondare il pericolo di reiterazione.

  • art. 4, comma 1, lett. d), d.lgs. 15 febbraio 2016 n. 36

    La normativa di recepimento/attuazione è stata evocata dal ricorrente per sostenere che la nozione di "detenzione cautelare" prevista a livello europeo potrebbe comprendere anche gli arresti domiciliari. Il giudice ha ritenuto la questione interpretativa irrilevante per il caso concreto, poiché la decisione è basata sulla insufficienza della misura in relazione ai rischi concreti legati alla posizione del ricorrente in Germania.

  • decisione‑quadro 2009/829 (richiamata come "GAI")

    Richiamata nella discussione interpretativa circa il significato di "detenzione cautelare"; il tribunale ha osservato che anche ammettendo un dubbio, tale problema non incideva sull'esito perché la misura alternativa non era idonea alle esigenze cautelari concrete.

  • art. 267 TFUE

    Richiamato dal ricorrente come strumento che, in caso di dubbio interpretativo di diritto dell'Unione, imporrebbe la sollevazione di questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia. Il giudice ha ritenuto la questione di interpretazione europea non decisiva e quindi non necessaria la rimessione.

Massime di principio

  • La residenza del probabile indagato all'estero non elimina automaticamente il pericolo di reiterazione o di sottrazione; la valutazione si basa su elementi concreti (contatti, ruolo nella rete criminale, possibilità di allontanarsi).
  • Il tempo trascorso e l'assenza di precedenti possono essere fattori attenuanti ma non sono di per sé sufficienti a escludere esigenze cautelari se permangono contatti e capacità operative.
  • La scelta tra misure cautelari deve essere adeguata alle esigenze concrete: se la permanenza del soggetto in un altro Stato Ue gli consente mezzi e contatti per sottrarsi o reiterare reati, misure meno afflittive possono essere ritenute inidonee.
  • Se sussistono dubbi interpretativi su norme europee, la rimessione alla Corte di Giustizia è uno strumento possibile, ma il giudice nazionale può ritenere la questione non rilevante se l'esito può essere deciso su basi fattuali e nazionali.
  • La parte soccombente può essere condannata alle spese processuali anche in sede di ricorso contro misure cautelari confermate.

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