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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41157/2024 del 07/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in quattro motivi: 1) censura sulla presunta violazione del termine minimo per comparire in appello (applicabilità del nuovo termine di 40 giorni introdotto dal d.lgs. n.150/2022 e tempestività della notificazione del decreto di citazione); 2) censura per aver ritenuto tardiva e rigettato la richiesta di acquisizione, in appello, della sentenza di assoluzione n. 3912/2020 del Tribunale di Napoli, ritenuta sopravvenuta rispetto al primo grado; 3) omessa acquisizione e valutazione della predetta sentenza di assoluzione (che avrebbe accertato fatti inconciliabili con quelli contestati nel processo per riciclaggio), con violazione degli artt. 234 e 238-bis c.p.p.; 4) manifesta illogicità della motivazione per mancata acquisizione di prove rilevanti (denuncia-querela del 2010 e sentenza assolutoria) che avrebbero potuto determinare esito diverso del giudizio di appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il primo motivo (non applicabilità del termine di 40 giorni al caso di specie, atteso il chiarimento delle Sezioni unite che lo rendono applicabile alle impugnazioni dal 01/07/2024). Ha invece accolto il secondo motivo: la Corte d'appello ha errato nel dichiarare tardiva la richiesta di acquisizione della sentenza del 28/02/2020, perché si tratta di atto sopravvenuto dopo il primo grado e, pertanto, la richiesta avrebbe dovuto essere valutata ai sensi dell'art. 603, comma 2, c.p.p. Conseguentemente la sentenza impugnata è annullata e il procedimento è rinviato a diversa sezione della Corte d'appello di Napoli, che dovrà decidere sull'ammissione della sentenza acquisita nei termini dell'art. 495, comma 1, c.p.p., valutandola o come documento ex art. 234 c.p.p. (se non definitiva) o come sentenza irrevocabile ex art. 238-bis c.p.p. (se definitiva) e, in quest'ultimo caso, verificando l'eventuale incidenza sulla posizione dell'imputato.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    norma richiamata come criterio di censura in cassazione per inosservanza di norme processuali; utilizzata per inquadrare i motivi di ricorso

  • art. 601, comma 3, ultimo periodo, cod. proc. pen. (modificato dal d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150)

    la Corte ha richiamato l'intervento delle Sezioni unite che ha delimitato la decorrenza del nuovo termine di 40 giorni (applicabile alle impugnazioni dal 01/07/2024), escludendone l'applicabilità al caso concreto

  • art. 603, commi 1 e 2, cod. proc. pen.

    distinzione tra richieste di prova preesistenti (comma 1) e prove sopravvenute o scoperte dopo il primo grado (comma 2): per le sopravvenute opera la presunzione di necessità dell'assunzione e incombe al giudice l'onere di non respingere per semplici ragioni di 'tardività', salvo dimostrare la manifesta superfluità o irrilevanza

  • art. 234, cod. proc. pen.

    se la sentenza richiesta risultasse non definitiva può essere acquisita e valutata come documento, ma solo per l'esistenza della decisione e le vicende processuali ivi rappresentate, non per rivalutare nel merito le prove del diverso procedimento

  • art. 238-bis, cod. proc. pen.

    se la sentenza è irrevocabile va valutata nella sua incidenza sulla posizione dell'imputato nel diverso procedimento; il giudice di merito deve verificare tale incidenza e, in caso di dubbi sull'irrevocabilità, esperire accertamenti utili

  • art. 495, comma 1, cod. proc. pen.

    richiamato come criterio procedurale per l'ammissione e la valutazione della sentenza acquisita in sede di rinvio

  • art. 585, comma 4, cod. proc. pen.

    riferimento al termine per la presentazione dei motivi aggiunti in appello, richiamato nel contesto della limitazione delle preclusioni per prove preesistenti

Massime di principio

  • La prova sopravvenuta rispetto al giudizio di primo grado (es. sentenza di altro procedimento divenuta successivamente irrevocabile) deve essere valutata dal giudice d'appello: la richiesta di acquisizione non può essere rigettata per mera 'tardività' quando l'atto è sorto dopo la definizione del primo grado; grava sul giudice l'onere di verificare la rilevanza o la manifesta irrilevanza della prova ai sensi dell'art. 603, comma 2, c.p.p.
  • Se emerge una decisione irrevocabile che accerta fatti inconciliabili con quelli oggetto del processo, il giudice di merito è tenuto a esaminare la possibile incidenza di tale decisione sulla posizione dell'imputato; in caso di dubbi sull'irrevocabilità deve esperire accertamenti per dirimerli.
  • Una sentenza non definitiva può comunque essere prodotta e valutata come documento ai sensi dell'art. 234 c.p.p., ma la sua utilizzabilità è limitata alle vicende processuali e non può sostituirsi alla valutazione delle prove del diverso procedimento.
  • La modificazione dei termini processuali (es. introduzione del termine di 40 giorni) richiede attenzione alla decorrenza stabilita dal legislatore o dall'interpretazione delle Sezioni unite: non si può automaticamente estendere la norma a impugnazioni anteriori alla decorrenza stabilita dalle pronunce di legittimità.
  • In situazioni analoghe, il difensore deve chiedere tempestivamente in udienza l'acquisizione di atti sopravvenuti e, se il giudice rigetta la richiesta, valutare il ricorso per cassazione avverso la mancata acquisizione quando la prova potrebbe incidere sulla decisione di merito.

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