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Cassazione Civile, Ordinanza n. 29183/2024 del 12/11/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia riguarda il collocamento a riposo d'ufficio di una dipendente pubblica che rivendicava il diritto a proseguire il rapporto di lavoro oltre il limite ordinamentale di età previsto dal proprio settore. La Corte d'appello aveva ritenuto che la lavoratrice potesse restare in servizio fino al raggiungimento dei requisiti contributivi necessari per la pensione, valorizzando anche il riscatto universitario, così da sommare tale periodo all'ulteriore attività lavorativa. Il comune, ricorrente in cassazione, ha censurato tale decisione con due motivi: con il primo ha denunciato l'erronea interpretazione dell'art. 2, comma 5, del d.l. n. 101 del 2013, sostenendo che il limite ordinamentale resta insuperabile quando il dipendente abbia già conseguito, a qualsiasi titolo, il diritto a pensione; con il secondo ha contestato la rilevanza attribuita al riscatto universitario, assunto dalla corte territoriale come decisivo per maturare il requisito contributivo dei vent'anni. Nel testo riportato la Corte di cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo e assorbito il secondo, osservando che la normativa interpretativa impone alla pubblica amministrazione di far cessare il rapporto al raggiungimento del limite ordinamentale, salvo il solo caso in cui la prosecuzione sia necessaria per conseguire la prima decorrenza utile della pensione se non immediata, e che la formula 'a qualsiasi titolo' include anche una pensione già in essere, impedendo la permanenza in servizio oltre il limite di età.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, dichiarando assorbito il secondo. Ha cassato la sentenza di appello perché aveva applicato erroneamente la disciplina sul trattenimento in servizio oltre il limite ordinamentale. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di merito, la Corte ha deciso la causa nel merito rigettando le domande della lavoratrice accolte in appello. Le spese dell'intero processo sono state compensate per la novità giuridica della questione.

Norme richiamate

  • art. 2, comma 5, d.l. n. 101 del 2013

    «l'articolo 24, comma 4, secondo periodo, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 ... si interpreta nel senso che per i lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni il limite ordinamentale ... non è modificato ... e costituisce il limite non superabile ... al raggiungimento del quale l'amministrazione deve far cessare il rapporto ... se il lavoratore ha conseguito, a qualsiasi titolo, i requisiti per il diritto a pensione»

    La disposizione, letta in modo letterale e sistematico, impone la cessazione del rapporto al raggiungimento del limite ordinamentale quando il dipendente abbia già maturato il diritto a pensione, anche se conseguito 'a qualsiasi titolo'; il superamento del limite è ammesso solo per consentire il raggiungimento della prima decorrenza utile della pensione quando questa non sia immediata.

  • art. 24, comma 4, secondo periodo, d.l. n. 201 del 2011

    È richiamato come norma oggetto dell'interpretazione autentica successiva; la Corte ne ricava il coordinamento con il limite ordinamentale e con la cessazione obbligatoria del rapporto.

  • art. 16 d.lgs. n. 503 del 1992

    È richiamato come disciplina evolutiva dei limiti al trattenimento in servizio su richiesta del lavoratore.

  • art. 1 d.l. 24 giugno 2014 n. 90

    È richiamato come ulteriore norma che conferma il processo di riduzione del trattenimento in servizio.

  • art. 72, comma 11, d.l. n. 112 del 2008

    È richiamato come disciplina della risoluzione del rapporto per raggiungimento della massima anzianità contributiva, inserita nel quadro sistematico volto al ricambio generazionale e al risparmio di spesa.

  • art. 38 Cost.

    La Corte esclude il contrasto della disciplina con il precetto costituzionale, osservando che la tutela costituzionale riguarda il conseguimento del trattamento minimo pensionistico, non il mantenimento in servizio per ottenere trattamenti ulteriori.

Massime di principio

  • Nel lavoro pubblico il limite ordinamentale di età per il collocamento a riposo d'ufficio resta insuperabile quando il dipendente abbia già conseguito, a qualsiasi titolo, il diritto a pensione; la preesistenza di un trattamento pensionistico è ostativa alla prosecuzione del rapporto oltre tale limite.
  • L'eccezione al collocamento a riposo oltre il limite ordinamentale opera soltanto quando la prosecuzione sia necessaria per conseguire la prima decorrenza utile della pensione e tale decorrenza non sia immediata.
  • L'interpretazione della disciplina sul trattenimento in servizio deve essere effettuata in modo letterale e sistematico, coerentemente con la finalità di ricambio generazionale e di contenimento della spesa pubblica.
  • La maturazione di requisiti pensionistici ulteriori o benefici previdenziali non è, di per sé, costituzionalmente garantita al punto da impedire al legislatore di prevedere la cessazione del rapporto al raggiungimento dei limiti di età ordinamentali.
  • Se il diritto a proseguire oltre il limite ordinamentale è escluso, restano irrilevanti le questioni previdenziali che presuppongono quella prosecuzione ai fini del raggiungimento di specifici requisiti contributivi.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termine
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