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Sentenza

Sentenza n. 7809/2025 - Consiglio Di Stato, Sezione 5

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per l'Emilia Romagna, Sezione prima, 14 gennaio 2025, n. 19, resa tra le parti.

Giustizia amministrativa202502367

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: provvedimento comunale di revoca della concessione, rilasciata il 13 settembre 2019, per l’occupazione con dehors di un’area privata gravata da uso pubblico

Esito

RIGETTO

Favorevole al ricorrente (titolare di bar)

Prevale il privato

La controversia

La titolare del bar aveva impugnato la revoca della concessione per il dehors, sostenendo che il Comune non avesse indicato un interesse pubblico concreto e prevalente e che la causa di ritiro non fosse prevista dal regolamento comunale. Aveva inoltre contestato la legittimazione del condominio a opporsi all’occupazione e dedotto che, trattandosi di area gravata da uso pubblico, l’amministrazione avrebbe dovuto considerare irrilevanti la deliberazione condominiale e gli interessi privatistici sottostanti. Il TAR aveva qualificato il ritiro come annullamento d’ufficio, ravvisando l’assenza originaria del necessario consenso del proprietario dell’area, e aveva accolto la censura relativa alla mancata motivazione sull’interesse pubblico e alla mancata comparazione degli interessi. In appello, il Comune ha dedotto: 1) l’inammissibilità del ricorso originario per mancata impugnazione della disposizione regolamentare che richiede il nulla osta del proprietario; 2) l’erroneità della ricostruzione circa il venir meno successivo del consenso, sostenendo che il consenso allegato alla domanda fosse invalido o inesistente fin dall’origine perché sottoscritto solo da alcuni condomini e non deliberato regolarmente dall’assemblea; 3) l’erronea qualificazione del provvedimento come annullamento d’ufficio, sostenendo che si trattasse di decadenza o revoca-sanzione vincolata per originaria mancanza dei presupposti, senza necessità di motivare sull’interesse pubblico e senza affidamento tutelabile. La titolare del bar ha proposto appello incidentale condizionato all’accoglimento dell’appello principale.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l’eccezione di inammissibilità: la controversia non riguardava la legittimità della disposizione regolamentare che impone il nulla osta del proprietario, ma le modalità con cui il Comune aveva esercitato il potere di riesame della concessione; non era quindi necessaria l’impugnazione della norma regolamentare. Ha respinto congiuntamente il secondo e il terzo motivo. La mancanza originaria di un consenso valido dei condomini integra un vizio originario di legittimità della concessione e rendeva applicabile l’annullamento d’ufficio, non la revoca, che presuppone motivi di interesse pubblico sopravvenuti. Non ricorrevano neppure i presupposti della revoca-sanzione o della decadenza: tali figure attengono all’inadempimento di obblighi concessori, all’abuso della concessione o alla perdita sopravvenuta dei requisiti, non alla carenza originaria di un presupposto di legittimità. Il Comune avrebbe pertanto dovuto valutare e motivare, ai sensi dell’art. 21-novies della l. 241/1990, la sussistenza dei presupposti dell’annullamento d’ufficio, compreso l’interesse pubblico alla rimozione del dehors e la prevalenza di tale interesse su quello del titolare a conservare la concessione. L’appello principale è stato rigettato e la sentenza del TAR è rimasta ferma. L’appello incidentale condizionato è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. Il Comune è stato condannato alle spese del grado, liquidate in euro 3.000, oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 1, comma 4, del Regolamento comunale sull’occupazione di suolo pubblico per spazi all’aperto annessi ai locali di pubblico esercizio di somministrazione

    Quando il dehors è realizzato su suolo pubblico o suolo privato gravato da servitù di uso pubblico, la necessaria concessione per l’occupazione è rilasciata nel rispetto del presente Regolamento, fatti salvi i diritti dei terzi che devono rilasciare il nulla osta

    La disposizione richiede il nulla osta del proprietario dell’area privata gravata da uso pubblico; la sua portata non era controversa e la norma non doveva essere impugnata, poiché il ricorso contestava le modalità di esercizio del potere di riesame.

  • art. 21-quinquies l. 241/1990

    Il caso, infatti, non rientra nello schema normativo della revoca del provvedimento amministrativo, che ha tra i suoi presupposti la sopravvenienza di motivi di interesse pubblico (mentre nel caso di specie, come accennato, si tratta di un vizio di legittimità originaria della concessione); né può essere invocata la figura della revoca-sanzione o revoca-decadenza, la quale – anche quando ammessa tra le ipotesi definite e disciplinate dall’art. 21-quinquies della legge n. 241 del 1990 (cfr. in tal senso Consiglio di Stato, Sezione quinta, 13 luglio 2010, n. 4534, ma l’opinione comune lo esclude) – si riferisce al ritiro del provvedimento motivato dall’inadempimento degli obblighi previsti dalla concessione o di abuso della concessione, nonché al ritiro per la perdita sopravvenuta dei requisiti soggettivi prescritti per il rilascio del provvedimento.

    La revoca presuppone la sopravvenienza di ragioni di interesse pubblico; le figure di revoca-sanzione o decadenza attengono invece a inadempimento degli obblighi concessori, abuso della concessione o perdita sopravvenuta dei requisiti. Non sono applicabili alla carenza originaria di un presupposto di legittimità.

  • art. 21-novies l. 241/1990

    Il Comune, conseguentemente, come rilevato dal giudice di prime cure, avrebbe dovuto non semplicemente limitarsi a dare atto della illegittimità originaria (la mancanza del necessario nulla osta da parte dei terzi proprietari dell’area) ma valutare discrezionalmente, e motivare, sulla sussistenza di tutti i presupposti normativi per l’annullamento d’ufficio, fra cui l’interesse pubblico alla rimozione del dehors, dando conto puntualmente delle ragioni per le quali esso debba prevalere sull’interesse del privato a mantenere la titolarità della concessione di occupazione dell’area.

    In presenza di un vizio originario della concessione, il ritiro deve essere disposto mediante annullamento d’ufficio; l’amministrazione deve valutare e motivare tutti i presupposti previsti, inclusi l’interesse pubblico concreto alla rimozione e la sua prevalenza sull’interesse del privato alla conservazione del titolo.

Massime di principio

  • Quando il titolo amministrativo è affetto fin dal rilascio dalla mancanza di un presupposto di legittimità, il rimedio di autotutela è l’annullamento d’ufficio, non la revoca, che presuppone motivi di interesse pubblico sopravvenuti.
  • La revoca-sanzione o la decadenza non sono strumenti per rimuovere un titolo originariamente illegittimo: riguardano l’inadempimento degli obblighi imposti dal titolo, l’abuso della concessione o la perdita sopravvenuta dei requisiti.
  • L’annullamento d’ufficio di una concessione originariamente illegittima richiede una valutazione discrezionale e una motivazione sui relativi presupposti, compreso l’interesse pubblico alla rimozione e la ragione della sua prevalenza sull’interesse del titolare alla conservazione del titolo.
  • Non occorre impugnare una disposizione regolamentare che non è oggetto della contestazione, quando la domanda riguarda esclusivamente le modalità con cui l’amministrazione ha esercitato il potere di riesame previsto dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieOccupazione di suolo pubblicoAutotutelaLegittimazione e interesse a ricorrereAppello
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaPonderazione degli interessi e interesse pubblicoLegittimo affidamento

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