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Cassazione Penale, Ordinanza n. 28923/2025 del 06/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica accusa)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che aveva confermato la condanna di primo grado per furto aggravato. Con il primo motivo ha censurato la motivazione sulla sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 625, n. 2, c.p., sostenendo in sostanza una diversa ricostruzione della vicenda fattuale e delle risultanze probatorie. Con il secondo motivo ha denunciato violazione di legge e vizio di motivazione per il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., ma senza confrontarsi con la motivazione di merito che aveva valorizzato l'abitualità del comportamento come ostativa. Con il terzo motivo ha lamentato l'eccessività della pena, contestando la graduazione sanzionatoria. La Corte ha ritenuto tutti i motivi inammissibili perché diretti a sollecitare una rivalutazione del merito preclusa in sede di legittimità e perché la motivazione di merito risultava congrua e immune da vizi logici o giuridici.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che il primo motivo tendeva a una ricostruzione alternativa dei fatti e non evidenziava vizi della motivazione; il secondo non si confrontava con la ratio del diniego dell'art. 131-bis c.p., fondata sull'abitualità del comportamento; il terzo invocava un sindacato non consentito sulla dosimetria della pena, che rientra nella discrezionalità del giudice di merito se sorretta da congrua motivazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625, n. 2, c.p.

    La contestazione dell'aggravante non può tradursi in una richiesta di rivalutazione del fatto e delle prove quando la motivazione del giudice di merito sia congrua e immune da vizi.

  • art. 131-bis c.p.

    La particolare tenuità del fatto è esclusa quando sia ravvisabile un comportamento abituale; il ricorso deve confrontarsi con tale ratio ostativa.

  • art. 132 c.p.

    La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, da esercitare secondo i criteri legali di commisurazione.

  • art. 133 c.p.

    La graduazione della pena deve essere motivata con riferimento agli elementi rilevanti per la commisurazione, ed è insindacabile in cassazione se sorretta da motivazione congrua.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito ottenere una nuova valutazione del compendio probatorio o una ricostruzione alternativa dei fatti quando la sentenza impugnata abbia fornito una motivazione logica e giuridicamente corretta.
  • La censura sulla sussistenza di una circostanza aggravante è inammissibile se mira solo a contrapporre al ragionamento del giudice di merito una diversa lettura degli elementi di fatto.
  • La causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere riconosciuta se il giudice di merito accerta un comportamento abituale ostativo, e il ricorso deve misurarsi specificamente con tale argomentazione.
  • La dosimetria della pena è rimessa al potere discrezionale del giudice di merito: in cassazione può essere censurata solo per manifesta illogicità o violazione dei criteri legali, non per una generica richiesta di riduzione.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato alle spese processuali e, nei casi previsti, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieFurtoCircostanze del reatoCause di non punibilitàPena e commisurazioneImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioParte generaleProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fatto

Testo integrale

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