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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1836/2025 del 15/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso articolato in tre censure: 1) violazione degli artt. 35-bis Ord. Pen. e 83, DPR n.230/2000 per la mancata restituzione di una sedia in plastica, con la tesi che l'art.83 comma 5 prevede la trasmissione "nel più breve tempo possibile" indipendentemente da una istanza formale; 2) violazione degli artt. 1 e 35-bis Ord. Pen. e art.125 c.p.p. per il diniego della consegna di dolciumi/fazzolettini ai familiari maggiorenni durante i colloqui, con richiamo alla sentenza Corte Cost. n.186/2018 e alla presunta disparità di trattamento rispetto ai colloqui con minori; 3) violazione degli artt. 3 e 32 Cost. e art.16 DPR n.230/2000 per il rigetto della richiesta di fruire della sala di socialità in alternativa all'ora d'aria nelle giornate di pioggia (si deduceva in particolare che la tettoia per il passeggio non fosse adeguata).

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. Il tribunale ha ritenuto fondati i seguenti punti: a) sull'oggetto (sedia) non è stata fornita prova dell'esistenza di una istanza alla Direzione dell'istituto di provenienza; la giurisdizione sindacale con reclamo ex art.69 comma 6 Ord. Pen. richiede elementi concreti (istanza/inerzia amministrativa) per poter ordinare la restituzione; l'art.83 DPR n.230/2000 non è stato interpretato come esonerante il detenuto dall'inoltrare richiesta formale, anche per ragioni di gestione dei costi di spedizione; b) la consegna di oggetti durante i colloqui con persone maggiorenni è vietata nel regime dell'art.41-bis (comma 2-quater, lett. b) ) e la deroga prevista per i minori non si estende ai maggiorenni; la disciplina differenziata per i detenuti sottoposti al 41-bis è giustificata da esigenze di sicurezza; c) sala di socialità e ora d'aria hanno finalità diverse (socialità/risocializzazione vs. tutela della salute tramite permanenza all'aperto) e non sono sovrapponibili; la Direzione ha documentato la presenza di una tettoia idonea per le ore d'aria, quindi non sussiste violazione dell'art.16 DPR n.230/2000. Complessivamente nessuna delle censure ha evidenziato una violazione di legge tale da fondare il ricorso.

Norme richiamate

  • Art. 35-bis Ord. Pen. (L. n. 354 del 1975)

    Disciplina il reclamo del detenuto e la tutela giurisdizionale; il giudice richiede un pregresso esercizio del diritto (es. istanza amministrativa) per valutare l'eventuale danno e procedere al sindacato.

  • Art. 83 DPR n.230/2000

    "nel più breve tempo possibile"

    Pur prevedendo la trasmissione tempestiva degli oggetti di spettanza del detenuto, la norma non esclude la necessità di una istanza o manifestazione di interesse del detenuto per attivare il procedimento amministrativo; la Corte ha ritenuto legittima l'esigenza di documentare tale richiesta anche per ragioni organizzative/economiche.

  • Art. 41-bis Ord. Pen. (comma 2-quater, lett. b)

    Prevede limitazioni nei colloqui dei detenuti sottoposti al regime speciale, comprese misure dirette a impedire il passaggio di oggetti; giustifica il divieto di consegna di beni durante i colloqui con maggiorenni.

  • Art. 16 DPR n.230/2000 (comma 4)

    Stabilisce che gli spazi esterni devono offrire protezione dagli agenti atmosferici; nel caso la Direzione ha documentato l'esistenza di una tettoia idonea, contribuendo a escludere la violazione dedotta.

  • Art. 1 Cost. / Art. 3 Cost. / Art. 32 Cost.

    Richiami costituzionali evocati dal ricorrente per contestare la misura, ma la Corte ha ritenuto che le censure costituzionali non possano costituire oggetto diretto di denuncia come violazione di legge nel ricorso penale-bis; inoltre l'equilibrio tra esigenze di sicurezza e diritti fondamentali è stato ritenuto rispettato.

  • Circolare DAP 2/10/2017

    Richiamata come riferimento amministrativo che vieta la consegna di beni ai colloquianti nei casi esaminati; la Corte ha ritenuto legittimo il suo applicativo nel regime 41-bis salvo deroghe giustificate (es. minori).

Massime di principio

  • Per ottenere la restituzione di oggetti di proprietà detenuti in altro istituto è consigliabile che il detenuto presenti formalmente istanza alla Direzione dell'istituto di provenienza; senza tale istanza l'autorità giurisdizionale può ritenere insufficiente il requisito per intervenire tramite reclamo.
  • La norma che prevede la trasmissione degli oggetti "nel più breve tempo possibile" non annulla l'obbligo procedurale di manifestare interesse; le esigenze amministrative (anche economiche) giustificano la richiesta di un atto formale del detenuto.
  • In regime 41-bis le modalità dei colloqui sono più restrittive: il divieto di consegna di oggetti durante i colloqui con maggiorenni è giustificato da esigenze di sicurezza e non è automaticamente assimilabile alle deroghe concesse per i minori.
  • La sala di socialità e l'ora d'aria hanno finalità differenti e non sono intercambiabili; le misure organizzative dettate dall'amministrazione penitenziaria e corroborate da verifiche (es. presenza di tettoie) sono di norma ritenute legittime dalla giurisdizione, salvo prova contraria robusta.
  • I ricorsi che invocano violazioni costituzionali devono, quando proposti in sede di impugnazione per violazione di legge, inquadrare la questione in termini di specifica norma violata: le censure meramente costituzionali richiedono un diverso percorso o argomentazione.
  • La giurisdizione tende a bilanciare il diritto del detenuto con esigenze di ordine e sicurezza e dell'organizzazione del servizio; prove documentali (istanze, sopralluoghi, comunicazioni amministrative) sono decisive per il sindacato giudiziario.

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