Sentenza del 21/07/2015 n. 15322 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’Agenzia delle Entrate ha proposto un unico motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione dell’art. 9-bis della legge n. 289 del 2002. Ha sostenuto che, in caso di pagamento rateale, il condono si perfeziona soltanto con il pagamento integrale e tempestivo di tutte le somme dovute e che, pertanto, l’omesso o tardivo versamento delle rate successive alla prima impedisce la definizione agevolata.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia, cassato la sentenza della Commissione tributaria regionale del Piemonte — che aveva riformato la decisione di primo grado e annullato il diniego di condono — e, non occorrendo ulteriori accertamenti perché l’omesso pagamento integrale era pacifico, ha deciso nel merito rigettando l’originario ricorso del contribuente contro il diniego. Ha compensato le spese dell’intero giudizio, in ragione del consolidamento della giurisprudenza successivamente alla sentenza d’appello. Non sono indicati importi o date dei versamenti: la norma riguarda debiti risultanti da dichiarazioni annuali il cui termine di pagamento era scaduto prima del 31 ottobre 2003.
Norme richiamate
Legge n. 289 del 2002, art. 9-bis
La L. n. 289 del 2002, art. 9-bis, è dedicato alla definizione dei ritardati od omessi versamenti d'imposta risultanti dalle dichiarazioni annuali per le quali il termine di versamento sia scaduto anteriormente al 31.10.2003; esso suppone l'inapplicabilità delle sanzioni per il solo caso di integrale e tempestivo pagamento del dovuto, anche se rateizzato.
La definizione agevolata dei debiti contemplati dall’art. 9-bis si perfeziona solo pagando integralmente e tempestivamente tutte le somme dovute, anche se il pagamento è rateale. L’omesso o tardivo pagamento di una rata successiva alla prima impedisce quindi di beneficiare del condono.
Legge n. 289 del 2002, art. 16
Per tale ragione non è estensibile al meccanismo de quo la disciplina prevista dall'art. 16 della stessa legge (cui la ricorrente allude), la quale attiene alla definizione delle liti fiscali pendenti.
La disciplina dell’art. 16, relativa alla definizione delle controversie fiscali pendenti, non si applica al meccanismo dell’art. 9-bis, che riguarda debiti tributari già determinati nel loro ammontare e la cui definizione richiede il pagamento integrale.
Massime di principio
- Quando la norma di condono richiede il pagamento integrale e tempestivo del debito, la rateizzazione non attenua tale requisito: l’omesso o tardivo pagamento di una rata può impedire il perfezionamento della definizione agevolata.
- Occorre distinguere i condoni che riguardano debiti già determinati nel loro ammontare dalle definizioni delle liti fiscali pendenti: le regole previste per queste ultime non si estendono automaticamente alle prime.
- Se i fatti necessari alla decisione sono pacifici e non servono ulteriori accertamenti, la Cassazione, cassata la sentenza impugnata, può decidere direttamente la causa nel merito.
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