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Cassazione Civile, Ordinanza n. 34105/2022 del 18/11/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha accolto il primo motivo di ricorso, ritenendo che l’omessa statuizione sulle spese nei confronti della Prefettura integri un vizio di omessa pronuncia, non un mero errore materiale. Ha dichiarato assorbito il secondo motivo, cassato la sentenza impugnata limitatamente alla censura accolta e rinviato la causa al Tribunale di Roma in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (debitore)

La controversia

Un soggetto aveva proposto opposizione avverso una serie di cartelle di pagamento relative a sanzioni per violazioni del codice della strada, deducendo la mancata notificazione degli atti presupposti emessi da Roma Capitale e dalla Prefettura di Roma, nonché la prescrizione della pretesa. Il Giudice di pace aveva accolto solo in parte l’opposizione; il Tribunale, in appello, aveva ulteriormente annullato due cartelle per intervenuta prescrizione, ma aveva poi compensato le spese tra l’appellante e Roma Capitale e Agenzia delle Entrate-Riscossione, senza però statuire sulle spese nei confronti della Prefettura di Roma, rispetto alla quale il ricorrente era risultato totalmente vittorioso. Nel ricorso per cassazione il ricorrente ha denunciato la violazione degli artt. 91, 92 e 112 c.p.c., sostenendo che il giudice di merito avrebbe dovuto regolare le spese del doppio grado secondo il principio di soccombenza anche nel rapporto processuale con la Prefettura; con il secondo motivo ha censurato l’implicita compensazione delle spese anche verso tale parte, ma tale censura è rimasta assorbita.

Norme richiamate

  • art. 91 c.p.c.

    le spese di lite devono essere regolate secondo il criterio della soccombenza, salvo diversa statuizione nei casi previsti dalla legge

  • art. 92 c.p.c.

    la compensazione delle spese è tema che deve essere oggetto di specifica decisione del giudice

  • art. 112 c.p.c.

    l'omessa pronuncia sulle spese integra un vizio decisorio rilevabile con i mezzi di impugnazione

  • artt. 287 e ss. c.p.c.

    la correzione dell'errore materiale è rimedio esperibile solo quando la volontà del giudice sulle spese risulti già espressa in motivazione

  • art. 380-bis c.p.c.

    la causa è stata definita secondo il procedimento camerale accelerato con proposta del relatore

Massime di principio

  • L’omessa statuizione sulle spese di lite, in un provvedimento decisorio che definisce il giudizio, non costituisce errore materiale ma integra un vizio di omessa pronuncia censurabile con impugnazione.
  • La correzione dell’errore materiale è utilizzabile solo quando dal testo della motivazione emerga inequivocamente la volontà del giudice di porre le spese a carico della parte soccombente; in mancanza, occorre il rimedio impugnatorio.
  • Quando una parte risulta totalmente vittoriosa nei confronti di un soggetto del processo, il giudice deve adottare una specifica statuizione sulle spese relative a quel rapporto processuale, applicando il principio di soccombenza o motivando espressamente un’eventuale deroga.
  • L’assenza di una decisione sulle spese nei confronti di una parte processuale non può essere letta come compensazione implicita se non risulta una chiara volontà giudiziale in tal senso.

Come è indicizzato

MaterieSpese di liteImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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