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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9851/2023 del 08/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di revoca delle misure cautelari (obbligo di dimora e obbligo di presentazione alla P.G.). Il ricorrente deduce vizio di motivazione e violazione di legge: a) le esigenze cautelari sarebbero fondate su "precedenti penali" inesistenti; il cumulo delle misure sarebbe inutilmente afflittivo e non idoneo a prevenire la reiterazione, in assenza di un pericolo attuale; b) la fattispecie di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio non sarebbe configurabile perché il pubblico ufficiale Miraglia non avrebbe posto in essere atti illeciti, avendo svolto fuori orario attività di consulenza (compilazione MUD e suggerimento codici rifiuto) eventualmente solo irregolare per mancata autorizzazione prevista dal d.lg. n. 165/2001.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza ai sensi dell'art. 319 c.p.: Claudino, quale referente della societa' Sicilia Recuperi S.r.l., in concorso, promise e corrispose somme a Marcello Miraglia (istruttore tecnico pubblico) per ottenere disponibilità a "scongiurare" esiti sfavorevoli di controlli ambientali e per curare pratiche amministrative (compilazione MUD, autorizzazioni), atti rientranti nella competenza dell'ufficio di Miraglia. Dalle intercettazioni e dagli elementi emersi risultano ripetute elargizioni e un rapporto consolidato in cui Miraglia "vendeva" la propria funzione pubblica. La Corte ha inoltre ritenuto rilevanti, ai fini della personalità cautelare, anche precedenti o pendenze non definitivi (art. 274 lett. c) c.p.p.), e ha considerato le misure applicate non inutilmente afflittive e adeguate a prevenire il rischio di reiterazione. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 319 cod. pen.

    Configurata la corruzione propria: le dazioni e il stabile asservimento del pubblico ufficiale agli interessi privati costituiscono momento consumativo di un reato permanente, anche quando alcuni atti siano conformi o non contrari ai doveri d'ufficio

  • art. 318 cod. pen.

    Richiamata come norma meno grave rispetto all'art. 319; la giurisprudenza citata sottolinea che gli atti contrari ai doveri d'ufficio e quelli conformi possono essere assorbiti nella fattispecie di corruzione propria se connessi a uno stabile asservimento

  • art. 274 lett. c) cod. proc. pen.

    Ai fini della valutazione della personalità e delle esigenze cautelari è legittimo tener conto anche di pendenze o comportamenti non ancora definiti in condanne passate in giudicato

  • d.lg. n. 165/2001

    Citato dal ricorrente come disciplina sulle autorizzazioni per attività private dei dipendenti pubblici; la Corte osserva che una eventuale violazione amministrativa (mancata autorizzazione) non esclude la rilevanza penale quando il pubblico ufficiale compie atti contrari ai doveri d'ufficio in cambio di utilità

Massime di principio

  • Pagamenti o utilità corrisposti a un pubblico ufficiale, anche in più tranche e di importo non sempre determinato, possono integrare il reato di corruzione (art. 319 c.p.) se risultano collegati a comportamenti del pubblico ufficiale volti a favorire interessi privati nell'ambito della sua funzione
  • La qualificazione di 'consulenza privata' del dipendente pubblico non esclude la rilevanza penale se tale attività si accompagna all'uso della posizione pubblica per influenzare procedure, autorizzazioni o controlli
  • Il reato di corruzione propria può essere considerato un reato permanente che assorbe condotte ripetute (anche atti conformi) se tutte le dazioni e gli atti sono sinallagmaticamente connessi a uno stabile asservimento della funzione pubblica agli interessi privati
  • In sede cautelare la valutazione della personalità dell'indagato può tener conto anche di pendenze o condotte non ancora sfociate in condanne definitive; tali elementi possono giustificare misure non custodiali se vi è rischio di reiterazione
  • Misure cautelari non custodiali (es. obbligo di dimora, presentazione alla P.G.) possono essere ritenute proporzionate e idonee a prevenire la reiterazione quando emergono indizi di un 'sistema' corruttivo volto a eludere i controlli amministrativi
  • Per contestare la sussistenza del reato è necessario dimostrare l'assenza di qualsiasi utilizzo illecito della funzione pubblica: la mera mancata irregolarità formale o la circostanza che alcune attività siano svolte fuori orario non è, di per sé, sufficiente a escludere responsabilità penale se dal quadro probatorio emergono atti contrari ai doveri d'ufficio

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