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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 29621/2022 del 11/10/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La DARP aveva chiesto il risarcimento dei danni per il diniego condominiale di autorizzazione all'utilizzo delle parti comuni (in particolare cortile e sottosuolo) per l'allacciamento di impianti di acqua, luce, gas, antenna TV, citofono e fogne necessari ai cinque loft ricavati da un capannone. L'allacciamento implicava scavi nel cortile comune. In prime cure il Tribunale condannò la DARP alla rimozione degli allacciamenti; la Corte d'appello, accogliendo parzialmente l'appello del Condominio, dichiarò inammissibile la domanda di rimozione e riconobbe il diritto della DARP, in quanto condomina, di eseguire gli allacciamenti, ma respinse le richieste risarcitorie per carenza probatoria sul nesso causale e sull'ammontare del danno. In Cassazione la DARP denunciava carenze motivazionali e violazioni di norme sul danno e sulla prova; il Condominio proponeva ricorso incidentale su questioni di proprietà degli impianti e sulla presunta illegittimità dell'uso (art.1102 c.c.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi (principale e incidentale). Ha ritenuto legittima la valutazione di merito secondo cui la DARP, in quanto condomina e comproprietaria del cortile e del sottosuolo, poteva eseguire gli allacciamenti necessari e che il centro della controversia non era la rimozione degli allacciamenti (riadottata come inammissibile), mentre le domande risarcitorie erano state correttamente respinte per carenza probatoria (mancanza di elementi idonei a dimostrare la perdita concreta di possibilità di vendita o di locazione e l'ammontare dei costi sostenuti). La Corte ha confermato che la liquidazione equitativa non può supplire all'assenza di prova dell'esistenza del danno e che la consulenza tecnica d'ufficio è rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito. Ha inoltre ritenuto infondati i profili dell'incidentale relativi alla titolarità esclusiva degli impianti e all'eccesso di uso ex art.1102 c.c., richiamando giurisprudenza che ammette l'allaccio di nuove utenze a reti comuni salvo prova del pregiudizio alla funzionalità dell'impianto. Per le spese del giudizio di legittimità sono state compensate tra le parti; è stata dichiarata l'obbligatorietà del versamento del contributo unificato aggiuntivo previsto dalla normativa citata.

Norme richiamate

  • art. 1102 c.c.

    Garantisce al condomino il diritto di compiere nell'uso della cosa comune tutte le operazioni necessarie al godimento della propria proprietà purché non alterino la destinazione della cosa né pregiudichino l'uso degli altri; la Corte ha ritenuto che l'allacciamento nel sottosuolo del cortile rientri in questo diritto salvo prova dell'effetto pregiudizievole

  • art. 1223 c.c.

    Norma richiamata in relazione all'onere di provare il danno; la sentenza ha ricordato che il danneggiato deve provare l'esistenza e il nesso causale del danno

  • art. 1226 c.c.

    Regola la possibilità di liquidazione del danno in via equitativa; la Corte ha confermato che tale strumento può colmare solo difficoltà nella determinazione dell'ammontare quando sia già provata l'esistenza del danno, ma non può supplire all'assenza della prova stessa

  • art. 2056 c.c.

    Richiamato insieme all'art.1226 come fondamento del potere discrezionale del giudice di liquidare equitativamente il danno (equità giudiziale correttiva)

  • art. 2697 c.c.

    Principio sull'onere della prova; la Corte ha ribadito che compete alle parti fornire gli elementi di fatto necessari

  • artt. 1117, 1118 e 1123 c.c.

    Norme sul regime delle parti comuni dell'edificio e sulla ripartizione delle spese; la Corte ha ritenuto che la qualifica di condomino e la quota millesimale supportino la comproprietà delle parti comuni e che le modifiche alle tabelle millesimali siano questione separata

  • art. 700 c.p.c.

    Procedimento d'urgenza utilizzato dalla DARP per ottenere l'autorizzazione ai lavori: la pronuncia cautelare aveva autorizzato gli scavi per gli allacciamenti, elemento fattuale considerato dalla Corte d'appello e dalla Cassazione

  • art. 360 c.p.c. comma 1 nn. 3 e 5

    Norme sul motivo di ricorso per cassazione per vizi di motivazione e violazione di legge; la Corte ha richiamato i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione (Sez. Un. e giurisprudenza) e ha ritenuto le doglianze inammissibili o infondate perché riguardavano valutazioni di fatto rimesse al giudice di merito

  • D.P.R. n. 115/2002 art. 13 (comma 1-quater e 1-qualer) e legge n. 228/2012 (art.1 comma 17)

    Norme amministrative/procedurali richiamate per l'obbligo del versamento del contributo unificato aggiuntivo in caso di ricorsi proposti successivamente alla data prevista; la Corte ha accertato l'obbligo per entrambi i ricorrenti

  • Cass. SS.UU. n. 8053/2014 (giurisprudenza richiamata)

    Principio interpretativo sul ristrettissimo sindacato della Corte di legittimità in tema di motivazione (omesso esame di fatto decisivo) e sui limiti della censura motivazionale in cassazione

Massime di principio

  • Il condomino comproprietario delle parti comuni può eseguire allacciamenti alle reti condominiali tramite opere anche nel sottosuolo, purché l'intervento non pregiudichi la funzionalità dell'impianto o l'uso da parte degli altri condomini; l'onere di provare il pregiudizio grava su chi nega l'autorizzazione
  • La semplice introduzione di nuove utenze in una rete comune non costituisce di per sé modifica vietata dell'impianto; il divieto deve essere motivato dimostrando l'effettivo nocumento o l'alterazione della funzionalità
  • Per ottenere il risarcimento del danno occorre provare l'esistenza del danno e il nesso causale con la condotta altrui; l'assenza di prove concrete circa la perdita di opportunità di vendita o locazione comporta il rigetto della domanda risarcitoria
  • La liquidazione equitativa ai sensi dell'art.1226 c.c. è uno strumento residuale che può essere usato solo quando l'esistenza del danno è provata ma la quantificazione è particolarmente difficile; non può supplire alla mancanza totale di prova del danno
  • La richiesta di consulenza tecnica d'ufficio (CTU) è rimessa al giudice di merito e non è automaticamente dovuta; il suo eventuale rifiuto può legittimamente fondarsi sulla valutazione complessiva del quadro probatorio
  • In sede di impugnazione in Cassazione il sindacato sulle valutazioni di fatto del giudice di merito è molto limitato: le omissioni o contraddizioni della motivazione sono censurabili solo se assumono rilevanza costituzionalmente significativa (omessa motivazione assoluta, motivazione apparente o contraddittoria)

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