Cassazione Penale, Sentenza n. 32170/2024 del 07/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza della circostanza aggravante della "destrezza" di cui all'art. 625 n.4 cod. pen. Il ricorrente ha dedotto che la Corte di appello ha erroneamente qualificato come destrezza uno sfruttamento di una situazione oggettiva di confusione/disattenzione non provocata, mentre le Sezioni Unite (Quarticelli) richiedono una condotta attiva e caratterizzata da particolari abilità, astuzia o avvedutezza idonea a eludere la sorveglianza del detentore della "res".
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato nei limiti indicati e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente all'aggravante della destrezza, disponendo il rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte di appello di Roma. In sintesi: la condanna per il furto rimane in piedi salvo che, a seguito del nuovo esame, la Corte di appello non riconosca o riesamini la configurabilità della circostanza aggravante alla luce dei criteri delle Sezioni Unite.
Norme richiamate
La norma contempla l'aggravante della destrezza; la valutazione della sua sussistenza richiede riscontro fattuale di comportamenti volti ad eludere la sorveglianza, non la mera opportunistica approfittazione di una disattenzione non provocata.
Sezioni Unite, sent. n.34090/2017 (Quarticelli)
La circostanza aggravante della destrezza sussiste qualora l'agente abbia posto in essere, prima o durante l'impossessamento del bene mobile altrui, una condotta caratterizzata da particolari abilità, astuzia o avvedutezza ed idonea a sorprendere, attenuare o eludere la sorveglianza del detentore sulla "res", non essendo invece sufficiente che egli si limiti ad approfittare di situazioni, non provocate, di disattenzione o di momentaneo allontanamento del detentore medesimo.
Le S.U. hanno stabilito un criterio restrittivo: la destrezza richiede un comportamento attivo e specifico idoneo a eludere la sorveglianza; la semplice prontezza nell'approfittare di una situazione favorevole non può da sola giustificare l'aggravante.
Art. 25, secondo comma, Cost.
"...menzionando il fatto commesso, esclude che il reato possa essere considerato in termini di sola rimproverabilità soggettiva e con la stessa natura oggettiva della circostanza..."
Richiama il principio di materialità: le circostanze aggravanti devono trovare fondamento nella materialità del fatto commesso e non basarsi unicamente su considerazioni relative alla soggettività o pericolosità dell'autore.
Massime di principio
- Per configurare l'aggravante della destrezza è necessario provare una condotta attiva e specifica dell'autore (abilità, astuzia, avvedutezza) posta in essere prima o durante l'impossessamento del bene, idonea a sorprendere o eludere la sorveglianza.
- Non è sufficiente l'accertamento che l'autore abbia approfittato di una situazione oggettiva di confusione, disattenzione o momentaneo allontanamento del detentore se tale situazione non è stata provocata dall'agente mediante artifici o comportamenti idonei a eludere la vigilanza.
- I giudici di merito devono esplicitamente confrontare la ricostruzione fattuale con i criteri stabiliti dalle Sezioni Unite: in assenza di tale confronto argomentato, la statuizione sull'aggravante può essere annullata.
- In caso di prova limitata alla sola opportunistica approfittazione di una situazione favorevole (es. folla, confusione), la difesa può efficacemente chiedere l'esclusione della destrezza; l'aggravante non può basarsi esclusivamente sulla pericolosità personale o sulla mera prontezza dell'autore.
- Se la Corte di cassazione annulla limitatamente all'aggravante, la causa viene rinviata per riesame; il nuovo giudice dovrà verificare se, alla luce dei criteri giurisprudenziali, emergano elementi concreti di abilità/astuzia dell'agente.
- Prassi difensiva: contestare la rilevanza di dichiarazioni generiche (es. presenza di confusione) e chiedere al giudice di valutare se vi siano atti specifici idonei a configurare la destrezza (manovre, artifici, distrazioni provocate, occultamento ad arte, ecc.).
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