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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50049/2023 del 15/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di conferma degli arresti domiciliari: il ricorrente contestava la sussistenza dei gravi indizi per il reato di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) sostenendo che non vi fossero condotte associative concrete ma solo episodi isolati (due reati- fine contestati); contestava inoltre la qualificazione della condotta come ricettazione (capo C2), denunciando che il Tribunale avesse fatto affidamento su una sola intercettazione equivoca senza dimostrare il contributo concreto dell'indagato, la fase in cui sarebbe intervenuto e il profitto ottenuto.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente al reato di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) e ha disposto il rinvio al Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio volto a verificare l'effettiva sussistenza di condotte concrete di rilevanza associativa e l'eventuale carattere episodico delle stesse. Ha invece rigettato il gravame quanto al reato di ricettazione (capo C2), ritenendo legittima l'interpretazione di una conversazione intercettata che descriveva una condotta finalizzata a far acquistare a terzi beni di provenienza illecita con un profitto personale anche non patrimoniale. Il resto del ricorso è stato respinto. La Corte ha inoltre indicato che, in base all'esito del giudizio di rinvio, dovranno essere rivalutate le esigenze cautelari.

Norme richiamate

  • art. 416 c.p. (associazione per delinquere)

    La Corte ha ritenuto che per l'applicazione dell'art. 416 c.p. occorra la prova di condotte concrete e dell'elemento soggettivo di 'affectio societatis'; la motivazione del Tribunale, generica e priva di riferimenti a specifici comportamenti associativi dell'imputato, non è sufficiente a reggere il giudizio cautelare

  • principio giurisprudenziale sull'uso delle intercettazioni

    Sez. 3, n. 44938 del 05/10/2021, Gregoli, Rv. 282337; Sez.6 n.11794 del 11/02/2013, Melfi, Rv. 254439

    L'interpretazione del linguaggio e del contenuto delle conversazioni intercettate è questione di fatto rimessa alla valutazione del giudice di merito e sottratta al sindacato di legittimità purché motivata conformemente ai criteri della logica e delle massime di esperienza; nel caso concreto la Corte ha ritenuto logica e corretta la valutazione del Tribunale circa la rilevanza della intercettazione per il reato di ricettazione

Massime di principio

  • Per configurare l'associazione per delinquere non bastano riferimenti generici o la mera partecipazione a singoli episodi: è necessario evidenziare condotte concrete che dimostrino l'affectio societatis e una stabile collaborazione finalizzata alla commissione di reati
  • In sede cautelare le ordinanze devono motivare con riferimenti fattuali precisi; motivazioni generiche possono determinare l'annullamento e il rinvio per nuovo esame
  • Le intercettazioni, anche singole, possono essere valutate come prova significativa se il giudice di merito ne fornisce una interpretazione logica e supportata dalle massime di esperienza; tale valutazione è in linea di principio sottratta al sindacato di legittimità
  • Se la prova cautelare su un capo viene annullata e rinviata, il giudice del rinvio dovrà anche riconsiderare le esigenze cautelari alla luce dell'esito del nuovo esame
  • In difesa, contestare l'interpretazione di una intercettazione richiede di proporre elementi specifici che mettano in dubbio l'attribuzione di un contributo colposo o doloso al ricorrente (es. indipendenza del riferimento, mancanza di profitto, fase dell'azione non dimostrata)

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