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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18342/2024 del 09/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza con cui la Corte d'appello, quale giudice dell'esecuzione, aveva rigettato la sua istanza di riconoscimento della continuazione ai sensi dell'art. 671 c.p.p. in relazione a reati contro il patrimonio e in materia di stupefacenti, sostenendo che le condotte relative agli illeciti in materia di stupefacenti fossero convergenti e, valutate nel loro complesso in chiave cronologico-territoriale, avrebbero dovuto far ritenere un unico disegno criminoso anticipato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse applicato correttamente i principi di diritto in materia di continuazione, fornendo motivazione analitica e congrua in ordine alle cesure temporali, alla diversità dei luoghi e alle disomogenee caratteristiche di contesto (solo alcune condotte con matrice associativa), elementi tali da escludere una anticipata unitaria deliberazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende per profili di colpa correlati all'irritualità dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Il riconoscimento della continuazione richiede la prova che, al momento del primo reato, i successivi fossero programmati almeno nelle linee essenziali; la vicinanza spazio-temporale è solo un indizio e non sufficiente di per sé.

  • T.U. sugli stupefacenti (D.P.R./legislazione penale in materia di stupefacenti)

    Le condotte in materia di stupefacenti devono essere valutate nella loro convergenza fattuale e temporale rispetto ad altri reati per poter riconoscere la continuazione; nel caso concreto le differenze temporali, territoriali e di contesto hanno indotto il giudice a escludere l'unicità del disegno criminoso.

  • Corte cost., sent. n. 186 del 2000

    Richiamata in tema di colpa correlata all'irritualità dell'impugnazione: è possibile una sanzione pecuniaria (somma alla Cassa delle ammende) qualora l'impugnazione risulti manifestamente infondata o irregolare per colpa dell'istante.

  • Giurisprudenza della Corte di cassazione (Sez. U, n. 28659 del 18/05/2017, Gargiulo)

    Principio secondo cui il riconoscimento della continuazione necessita di un'approfondita e rigorosa verifica, anche in sede di esecuzione, della sussistenza di un'unica deliberazione di fondo che abbia programmato i reati successivi.

  • Giurisprudenza della Corte di cassazione (Sez. 3, n. 3111 del 20/11/2013)

    Ribadito che gli indici come vicinanza spazio-temporale sono utili ma non decisivi; occorre accertare l'esistenza di determinate scelte volitive riconducibili a un progetto criminoso unitario.

  • Giurisprudenza della Corte di cassazione (Sez. 1, n. 34502 del 02/07/2015, Bordoni)

    La continuazione può fondarsi su un elaborato programma di massima, anche se richiedente implementazioni specifiche di volta in volta; la valutazione riguarda l'aspetto intellettivo e volitivo dell'agente.

  • Giurisprudenza della Corte di cassazione (Sez. 1, n. 354 del 28/01/1991, Livieri)

    La verifica degli elementi posti a base del riconoscimento della continuazione è rimessa al giudice di merito; le sue valutazioni sono insindacabili in Cassazione se motivate, complete e prive di vizi logici.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la prova che, al momento del primo reato, esistesse già un progetto criminoso unitario che prevedeva i reati successivi; somiglianze di condotta o uno stile di vita deviante non sono sufficienti di per sé.
  • La vicinanza temporale e territoriale tra delitti è un indizio utile ma non decisivo; è necessario valutare anche omogeneità nei mezzi, finalità e contesto (modalità esecutive, partecipazione associativa, rapporti funzionali tra gli illeciti).
  • In sede di esecuzione si applicano gli stessi criteri sostanziali del giudizio di cognizione: la valutazione del giudice di merito è vincolante in Cassazione se la motivazione è adeguata e non viziata.
  • Chi impugna per ottenere il riconoscimento della continuazione deve offrire una ricostruzione fattuale dettagliata e convergente che dimostri l'esistenza di una deliberazione anticipata; mere deduzioni generiche o interpretazioni alternative dei medesimi elementi sono insufficienti.
  • Impugnazioni manifestamente infondate o procedute in modo irrituale possono comportare condanne al pagamento delle spese e sanzioni (es. somme alla Cassa delle ammende).

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