Cassazione Penale, Sentenza n. 34045/2022 del 15/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Tribunale di Palmi, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha accolto parzialmente la richiesta di applicazione della disciplina della continuazione in executivis nei confronti di Vincenzo Fossari. La Procura generale presso la Corte di appello di Reggio Calabria ha impugnato l'ordinanza denunciando violazione dell'art. 665, comma 2, c.p.p., sostenendo che la competenza a decidere l'incidente di esecuzione spettasse alla Corte di appello di Reggio Calabria (per il principio di unitarietà dell'esecuzione, atteso che la sentenza riguarda anche altri soggetti). La difesa di Fossari ha chiesto il rigetto o l'inammissibilità del ricorso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione: il Procuratore Generale della Corte d'appello non ha titolo a proporre ricorso in Cassazione avverso provvedimenti emessi dal Tribunale in veste di giudice dell'esecuzione. L'unico pubblico ministero legittimato ad impugnare è il P.M. che ha avuto il ruolo di parte nel procedimento esecutivo. Viene richiamato il precedente Sez. 1, n. 6324 del 11/01/2013 (PG in proc. De Giglio).
Norme richiamate
art. 665, comma 2, codice di procedura penale
La norma disciplina la competenza per gli incidenti di esecuzione (anche in tema di continuazione in executivis); nel caso si è invocata la competenza della Corte di appello in virtù del principio di unitarietà dell'esecuzione, ma la Corte ha ritenuto che la questione di competenza non autorizzava il Procuratore Generale della Corte d'appello a impugnare l'ordinanza se non è il P.M. che ha partecipato al procedimento esecutivo
Sez. 1, n. 6324 del 11/01/2013 (PG in proc. De Giglio, Rv. 254224)
Precedente che afferma il principio della legittimazione: solo il P.M. che ha avuto qualità di parte nel procedimento esecutivo è legittimato ad impugnare i provvedimenti del giudice dell'esecuzione; il Procuratore Generale della Corte d'appello non può ricorrere in Cassazione in sua vece
Massime di principio
- La legittimazione a impugnare provvedimenti del giudice dell'esecuzione spetta al pubblico ministero che ha assunto la posizione di parte nel procedimento esecutivo; altri uffici (es. il Procuratore Generale della Corte d'appello) non possono proporre ricorso in Cassazione per quei provvedimenti
- La questione di competenza territoriale o funzionale (art. 665, comma 2, c.p.p.) può emergere quando più sentenze concorrono nell'esecuzione (principio di unitarietà dell'esecuzione), ma l'eccezione di incompetenza deve essere sollevata dal soggetto legittimato a impugnare
- Se si ritiene che l'organo che ha deciso sia incompetente, verificare prima chi è il P.M. parte nel procedimento esecutivo e curare che sia quest'ultimo a proporre l'impugnazione; un ricorso proposto da soggetti non legittimati è inammissibile per difetto di legittimazione
- In presenza di questioni di competenza tra uffici giudiziari occorre distinguere la vexata quaestio della competenza (da risolversi sostanzialmente) dalla legittimazione formale ad impugnare: anche una fondata eccezione di incompetenza non salva l'impugnazione proposta da soggetto privo di legittimazione
- Prassi consigliata: prima di proporre impugnazioni sulla base della competenza, assicurarsi che il ricorrente sia effettivamente titolare della legittimazione (P.M. parte) oppure far intervenire l'organo pubblico competente per evitare inammissibilità formali
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