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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15194/2022 del 20/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'Appello di Firenze che aveva riconosciuto a PAPI l'equa riparazione per ingiusta detenzione (arresti domiciliari dal 7.5.2011 al 7.7.2011) dopo la sua assoluzione definitiva per le accuse di concorso in corruzione. Il Ministero censurava la motivazione della Corte d'Appello per aver valutato ex post l'assenza di colpa del ricorrente sulla base della sentenza di assoluzione, anziché effettuare un giudizio prognostico ex ante sulla idoneità delle sue condotte a trarre in inganno l'autorità giudiziaria (dolo o colpa grave). Contesta inoltre il criterio misto usato per la liquidazione dell'indennizzo e profili di extra petita sulla quantificazione della durata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero in quanto la Corte d'appello non ha applicato correttamente il criterio del giudizio prognostico ex ante richiesto per accertare l'eventuale causa impeditiva (dolo o colpa grave). Ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e rinviato la causa alla Corte di Appello di Firenze per un nuovo giudizio limitatamente all'accertamento della ricorrenza della causa impeditiva e alla rivalutazione della eventuale responsabilità e della misura dell'indennizzo; ha demandato alla Corte d'Appello anche la regolamentazione delle spese relative al presente giudizio.

Norme richiamate

  • art. 314 c.p.p.

    chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave

    La norma riconosce il diritto all'equa riparazione salvo che l'interessato abbia causato o concorso a causare la custodia cautelare per dolo o colpa grave; il giudice deve accertare d'ufficio l'assenza di tale causa impeditiva

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite e Sezione IV)

    Principi richiamati: il giudice della riparazione deve operare un giudizio prognostico ex ante sulla condotta dell'indagato (valutando fatti anteriori e successivi alla misura e la cooperazione processuale) e motivare autonomamente rispetto al giudizio di merito; la Corte di legittimità sindaca la correttezza logico-giuridica del processo decisionale del giudice del merito

Massime di principio

  • In un giudizio per equa riparazione l'accertamento della causa impeditiva (dolo o colpa grave) va fatto con un giudizio prognostico ex ante: il giudice deve valutare se, al momento in cui si adottò o mantenne la misura, la condotta dell'indagato fosse idonea a trarre in inganno l'autorità.
  • Non è sufficiente richiamare l'assoluzione nel processo di merito come prova che non vi sia stata colpa; il giudice della riparazione deve motivare autonomamente e isolare eventuali comportamenti extra processuali rilevanti anche se non penalmente sanzionabili.
  • Il giudizio del giudice della riparazione è di natura autonoma rispetto a quello di responsabilità: va applicato un metro prognostico e valutata la cooperazione dell'indagato (interrogatori, comportamenti) nel rapporto causale con la detenzione.
  • La quantificazione dell'indennizzo può partire da un criterio aritmetico (importo giornaliero moltiplicato per i giorni) ma l'aggiunta di somme per danni alla reputazione o pregiudizi personali è ammissibile solo se adeguatamente motivata e non contraddetta dall'accertamento probatorio.
  • La pubblica amministrazione può ottenere l'annullamento dell'ordinanza se dimostra che il giudice del merito ha applicato erroneamente il criterio valutativo; la Corte di Cassazione verifica la correttezza logico-giuridica e può rinviare per nuovo giudizio.

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