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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23949/2025 del 27/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Cagliari del 19/11/2024 che, pur avendo dichiarato estinti per prescrizione alcuni comportamenti sino al 14/07/2016, aveva confermato la condanna per appropriazione indebita nel resto. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per omessa considerazione dei motivi d'appello, omessa valutazione della prova e mancata nomina di consulenza contabile, denunciando discrepanzetra gli importi contestati e quelli risultanti dalle indagini, sostenendo l'esistenza di crediti a suo favore, nonché l'esistenza di una prassi aziendale di dilazione dei rientri e di atti di novazione (promesse/ricognizioni di debito) che avrebbero escluso la rilevanza penale dei mancati versamenti; contestava infine la mancanza dell'elemento soggettivo del reato.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato manifestamente infondato e quindi inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto che le censure contestassero in realtà valutazioni di merito (riesame delle prove e diversa sussunzione fattuale), materie non sindacabili in sede di legittimità se non per vistosi vizi logici-palesi. Sono richiamati principi consolidati: non è possibile eccepire compensazione con crediti non certi, liquidi ed esigibili; la presunta novazione richiede prova chiara della volontà delle parti; la valutazione dell'elemento soggettivo è stata ritenuta adeguatamente motivata dalla Corte d'appello. Conseguenze pratiche: dichiarazione di inammissibilità del ricorso; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; condanna al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende (determinato equitativamente); condanna alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile per complessivi euro 3.686 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    Richiamato in relazione ai limiti di sindacabilità in Cassazione: la censura deve riguardare inosservanza o erronea applicazione di norme penali nella ricostruzione giuridica del fatto, non la mera diversa valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma applicata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento di cassazione, prevista quando il ricorso è manifestamente infondato.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata in relazione al criterio di applicazione della sanzione pecuniaria (cassa delle ammende): anche se il ricorso non è stato presentato con colpa, può essere disposta una somma equitativa se non sussistono ragioni che ne giustifichino l'ammissibilità.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione, Sez. II, n. 27884 del 01/06/2022 (Cottone)

    Citata per il principio secondo cui, in tema di appropriazione indebita, non può valere la compensazione con un credito preesistente quando tale credito non sia certo, liquido ed esigibile.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per rinnovare la valutazione delle prove: i motivi che impongono una diversa ricostruzione dei fatti, se consistono in una diversa lettura delle stesse risultanze probatorie, sono inammissibili.
  • Per far valere la compensazione o un diritto di autoritenzione in un processo per appropriazione indebita è necessario dimostrare un credito certo, liquido ed esigibile; crediti indeterminati o potenziali non esonerano dalla responsabilità penale.
  • L'effetto novativo invocato per trasformare obbligazioni antecedenti richiede prova della volontà delle parti di novare la precedente obbligazione; la mera sottoscrizione di piani di rientro o ricognizioni non basta senza elementi che dimostrino la novazione.
  • La carenza dell'elemento soggettivo (dolo) deve essere provata con argomenti che escano dalla mera possibilità interpretativa: l'atteggiamento dell'imputato (es. promesse di pagamento ripetute, piani di rientro procrastinati) può essere ritenuto indice di dolo se la Corte di merito motiva in tal senso.
  • Se un ricorso è manifestamente infondato la Cassazione può dichiararlo inammissibile e condannare il ricorrente al pagamento delle spese e, secondo equità, ad una somma a favore della Cassa delle Ammende.
  • La richiesta di consulenza contabile in sede di gravame può essere utile ma non è automatica: il giudice di merito può ritenere sufficiente il materiale probatorio esistente se la motivazione è logicamente articolata e congrua.

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