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Sentenza

Sentenza n. 11225/2026 - Roma, Sezione 5Q

per la declaratoria, previa tutela cautelare, dell’obbligo di provvedere, con un provvedimento espresso, relativamente al silenzio inadempimento serbato dall’Ambasciata d’Italia di Islamabad, con riferimento alla domanda di attivazione della procedura di rilascio di visto di ingresso per motivi di lavoro subordinato stagionale in favore del cittadino pakistano -OMISSIS- e conseguente alla trasmissione di nulla osta n. -OMISSIS- da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura di Lucca.

Giustizia amministrativa202514618

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento dell'Ambasciata d'Italia a Islamabad sulla richiesta di attivazione della procedura per il rilascio di un visto d'ingresso per lavoro subordinato stagionale, a seguito della trasmissione del nulla osta dello Sportello Unico per l'Immigrazione

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. per ottenere la declaratoria dell'illegittimità del silenzio serbato dall'Ambasciata d'Italia a Islamabad sulla richiesta di attivazione del procedimento di rilascio del visto d'ingresso per lavoro subordinato stagionale, conseguente alla trasmissione di un nulla osta da parte dello Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura di Lucca. L'amministrazione, costituitasi in giudizio, ha dedotto l'avvenuta fissazione di un appuntamento presso la sede diplomatica, senza tuttavia dimostrare la conclusione del procedimento mediante l'adozione di un provvedimento espresso.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso, ritenendo sussistenti sia l'obbligo dell'amministrazione di provvedere sia l'inerzia protratta oltre il termine previsto per la conclusione del procedimento. La fissazione dell'appuntamento non ha fatto venir meno l'interesse alla decisione né ha esaurito l'obbligo procedimentale, permanendo la necessità di lavorare la domanda di visto e adottare un provvedimento espresso. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l'Ambasciata d'Italia a Islamabad sono stati condannati a concludere il procedimento entro 60 giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza. Le spese di lite sono state compensate, considerati l'elevato numero di richieste gravante sulla sede diplomatica, le sopravvenienze normative e la complessità dell'iter previsto dalla legge.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina l'azione contro il silenzio dell'amministrazione; il giudice ha accertato l'illegittimità dell'inerzia e ordinato la conclusione del procedimento.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    È stato richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Sono stati richiamati, unitamente alla normativa nazionale sulla protezione dei dati, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata.

Massime di principio

  • La fissazione di un appuntamento presso una sede diplomatica non esaurisce l'obbligo di provvedere sulla domanda di visto quando il procedimento non sia stato concluso con l'adozione di un provvedimento espresso.
  • In presenza di un obbligo di provvedere e di un'inerzia protratta oltre il termine procedimentale, il giudice amministrativo può accogliere l'azione avverso il silenzio e ordinare all'amministrazione di concludere il procedimento entro un termine assegnato, anche quando l'amministrazione abbia compiuto attività meramente preparatorie o interlocutorie.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTermini e notificazione del ricorso
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneTermini del procedimento

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