Cassazione Penale, Sentenza n. 12499/2022 del 04/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Enrica, medico anestesista in servizio presso l'ospedale di Perugia tra marzo 2007 e giugno 2009, era accusata di essersi appropriata di numerose fiale di farmaci stupefacenti. Il ricorso in Cassazione contestava la sentenza della Corte d'appello di Perugia (conferma della decisione di merito), denunciando violazione di legge e difetto di motivazione rispetto alla qualificazione della condotta (peculato/appropriazione) e alla quantificazione del danno patrimoniale, nonché l'insufficienza probatoria in relazione al numero effettivo di fiale sottratte e alle annotazioni di servizio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto fondata la valutazione di merito circa la possibile rilevanza penale della condotta reiterata di appropriazione e ha sottolineato che la modesta entità del danno patrimoniale, la difficoltà probatoria derivante da registrazioni confuse e l'assenza di effetti concreti sulla prestazione assistenziale sono elementi rilevanti ai fini della valutazione complessiva, ma non bastano a rendere illegittima la decisione impugnata. Per tali ragioni (e per carenze motivazionali del ricorso), la Cassazione ha respinto l'atto di impugnazione.
Norme richiamate
art. 616, comma 1, cod. proc. pen.
riferimento a "art 616, comma 1, cod. proc. pen." presente nel testo
richiamata in relazione ai motivi di inammissibilità del ricorso; il richiamo è funzionale a motivare il rigetto per carenza di ragioni idonee in cassazione
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 6, n. 23824/2019, Rv. 276073)
sentenza Sez. 6, n. 23824 del 26/04/2019 citata nel testo
principio secondo cui l'appropriazione reiterata e con una certa continuità di beni della pubblica amministrazione può integrare il reato di peculato; la lieve entità del danno non esclude automaticamente la configurabilità del reato
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 6, n. 26476/2019 e altre)
richiami a pronunce della Sez. 6 (es. n. 26476/2019) indicati nel testo
ulteriore richiamo al principio che l'appropriazione di cose o denaro dalla P.A. è offensiva dell'interesse pubblico e può integrare peculato anche quando la condotta sia materialmente consistente in prelievi ripetuti; il momento e le modalità dell'appropriazione e l'offesa al patrimonio pubblico sono rilevanti
Massime di principio
- La continuità e la ripetizione di prelievi anche di modesta entità possono integrare il reato di peculato se i beni sono sottratti alla pubblica amministrazione: non è necessario che il danno sia grande per qualificare penalmente la condotta.
- La quantificazione precisa del numero di beni sottratti e la documentazione (annotazioni, registri di prelievo) sono elementi probatori decisivi: registrazioni confuse o incomplete indeboliscono l'accusa ma non garantiscono l'assoluzione.
- La modesta entità del danno patrimoniale e l'assenza di effetti negativi concreti sull'attività sanitaria sono circostanze attenuanti rilevanti nella valutazione complessiva, ma non escludono automaticamente la responsabilità penale.
- In sede di Cassazione è essenziale che il ricorso contenga censure adeguatamente motivate: carenze motivazionali o ragioni non specifiche possono determinare l'inammissibilità del ricorso.
- Per la difesa, è strategico puntare su prova documentale e testimoniale che dimostri l'insussistenza o l'irrilevanza dell'appropriazione (es. registri, ordini di consumo, giustificativi), oltre a evidenziare l'assenza di profitto personale o di nocumento alla P.A.
- Per l'accusa, è importante dimostrare la sistematicità e la ripetizione del comportamento e la relazione del prelievo con l'interesse patrimoniale della pubblica amministrazione per configurare il peculato.
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