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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12229/2022 del 04/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

UBI Banca impugnava il decreto di esecuzione che aveva respinto la sua domanda di restituzione o revoca della confisca su titoli posti a garanzia (pegno) di due società; la Banca sosteneva che i contratti in realtà costituissero un "pegno irregolare", con transito della proprietà dei titoli in capo alla banca (terzo proprietario non chiamato nella confisca), rendendo così inopponibile la confisca. Il Tribunale di Napoli aveva qualificato invece i contratti come pegno regolare, ritenendo i titoli individuati (menzionando codici ISIN, conto/dossier intestato e specifiche clausole contrattuali come facoltà di rinnovo/sostituzione e mandato irrevocabile per la realizzazione del pegno). La banca ricorse in Cassazione denunciando errata applicazione dell'art. 1851 c.c. (quantomeno per aver ritenuto i titoli "individuati" nonostante la loro natura dematerializzata e frazionata), errata interpretazione delle clausole contrattuali (le facoltà di disposizione confermate non escludono il pegno irregolare) e vizio di motivazione rispetto all'enfasi sul dossier intestato alla parte confidata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando il provvedimento impugnato e rinviando per nuovo giudizio al Tribunale di Napoli. La Corte ha motivato che i titoli dematerializzati (obbligazioni e BOT) sono beni fungibili e rappresentati da iscrizioni contabili, e l'identificazione con il codice ISIN individua il prestito obbligazionario nel suo complesso ma non le singole quote sottoscritte dal costituente del pegno; pertanto i titoli non risultavano "individuati" ai sensi dell'art. 1851 c.c. Inoltre, la previsione a favore della banca di ampie facoltà di disposizione (rinnovo, sostituzione, ecc.) è indice della natura di pegno irregolare. Il semplice dossier intestato al debitore per esigenze gestionali non prova la titolarità reale e non è sufficiente a qualificare il pegno come regolare. Conseguentemente la decisione di merito deve essere riconsiderata alla luce della qualificazione del pegno come irregolare e delle relative conseguenze sulla opponibilità della confisca.

Norme richiamate

  • art. 1851 cod. civ.

    "se a garanzia di uno o più crediti sono vincolati depositi di danaro, merci o titoli che non siano stati individuati o per i quali sia stata conferita alla banca la facoltà di disporre, la banca deve restituire solo la somma o la parte delle merci che eccedono l'ammontare dei crediti garantiti"

    La Corte interpreta la norma nel senso che la non individuazione dei titoli o la conferita facoltà di disporre qualificano il pegno come irregolare, con conseguente traslazione della proprietà al creditore e obblighi restitutori in equivalente; entrambe le condizioni sono alternative e ciascuna può portare alla qualificazione come pegno irregolare.

  • art. 1782 cod. civ.

    Richiamato in relazione alla qualifica del depositario e agli effetti in caso di cose fungibili: il depositario che riceve beni fungibili può comportare trasferimento della proprietà secondo le regole applicabili, contribuendo alla valutazione della natura del pegno.

  • art. 28 d.lgs. n. 213/1998

    "Gli strumenti finanziari negoziati o destinati alla negoziazione sui mercati regolamentati non possono essere rappresentati da titoli ..."

    La norma conferma che i titoli dematerializzati non sono documenti fisici ma iscrizioni contabili; pertanto codici come l'ISIN identificano la classe di strumenti ma non le singole quote, favorendo la qualificazione come beni fungibili non individuati ai fini dell'art. 1851 c.c.

Massime di principio

  • I titoli dematerializzati e frazionati (obbligazioni, BOT ecc.) sono normalmente beni fungibili; l'uso del codice ISIN identifica la serie/issuing instrument ma non le singole frazioni sottoscritte dal costituente, quindi non costituisce di per sé "individuazione" ai sensi dell'art. 1851 c.c.
  • La concessione contrattuale al creditore di facoltà di disposizione sui titoli (rinnovo, sostituzione, riacquisto, potere di realizzo) è indice rilevante di pegno irregolare: la norma considera alternativa la non individuazione e la facoltà di disporre come elementi che configurano il pegno irregolare.
  • L'intestazione/gestione informatica del dossier titoli a nome del costituente, per esigenze operative, non prova la permanenza della titolarità di fatto o esclude la traslazione della proprietà verso il creditore: è un elemento formale che va valutato con cautela.
  • Se il pegno è qualificato irregolare, il creditore può essere considerato proprietario dei beni vincolati (con obbligo restitutorio in equivalente), il che può rendere inopponibile una confisca di prevenzione diretta al presunto soggetto pericoloso; pertanto la natura giuridica del pegno è centrale nelle azioni di terzi in procedimenti di prevenzione/confisca.
  • In procedimenti di prevenzione i terzi che invocano diritti reali sui beni sottoposti a sequestro/confisca devono tempestivamente far valere tali diritti e documentare con precisione la natura e il contenuto contrattuale del pegno; la mancata deduzione in sede procedimentale può incidere sull'efficacia tutela.
  • In caso di contestazione, il giudice deve compiere una valutazione sostanziale e tecnica (natura dematerializzata del titolo, clausole contrattuali, poteri di disposizione, modalità di tenuta dei conti) e non limitarsi a riscontri formali come il dossier o l'ISIN.

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