Cassazione Penale, Sentenza n. 48307/2023 del 04/12/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello per vizio di motivazione e travisamento della prova. Sosteneva che la Corte territoriale aveva fondato la condanna su elementi investigativi contenuti in un CD-ROM (mastrini, informativa sulla ditta Bilardi e altro materiale d'indagine) che non risultavano formalmente acquisiti nel fascicolo processuale secondo le modalità previste (il PM era stato onerato dal primo giudice a produrre documentazione in forma cartacea ma non aveva adempiuto). Inoltre denunciava la mancata prova certa della mancata coltivazione dei fondi dichiarati e l'assenza di elementi che escludessero che l'imputato fosse fra i lavoratori effettivamente impiegati dall'azienda.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: l'impugnata sentenza d'appello aveva utilizzato informazioni investigative non formalmente acquisite negli atti (cd-rom e mastrini) e quindi si era basata su prove giuridicamente inesistenti, configurando travisamento della prova. Conseguentemente, ha annullato senza rinvio la condanna relativa al fatto del 18/06/2015 perché il reato è estinto per prescrizione (termine di sette anni e sei mesi decorso il 21/04/2023). Quanto al fatto del 19/04/2016 la Corte ha annullato con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Caltanissetta per nuovo giudizio, disponendo così un nuovo esame della posizione processuale relativo a quella condotta.
Norme richiamate
Richiamata per indicare che il procedimento in Cassazione si è svolto con contraddittorio cartolare, ossia senza udienza pubblica, ai sensi della disposizione emergenziale
Norma che consente il ricorso per cassazione per "travisamento della prova"; la Corte ha ritenuto configurabile tale vizio quando la motivazione introduce informazioni non esistenti nel processo
Richiamati relativamente alle prescrizioni sulla formale acquisizione della documentazione probatoria e sulla declaratoria di utilizzabilità degli atti d'indagine: la Corte ha ritenuto che non risultassero i provvedimenti formali di acquisizione e utilizzazione degli atti richiamati dalla sentenza d'appello
Massime di principio
- Una condanna non può fondarsi su documenti o dati investigativi che non siano stati formalmente acquisiti e dichiarati utilizzabili nel processo: l'uso di materiale non acquisito configura travisamento della prova e può portare all'annullamento della sentenza
- Se il giudice d'appello intende ribaltare una assoluzione, deve motivare adeguatamente e indicare chiaramente le carenze della decisione di primo grado; la semplice richiamata di "indizi convergenti" senza indicazione precisa delle prove supera la soglia della motivazione rafforzata richiesta per il capovolgimento dell'assoluzione
- Quando il primo giudice ordina la produzione della documentazione in forma cartacea e l'organo inquirente non adempie, quegli atti non sono utilizzabili in giudizio: la parte pubblica deve osservare l'ordine di esibizione per consentire la regolare acquisizione
- Il giudice di cassazione verifica non solo la coerenza logica della motivazione ma anche l'esistenza formale delle prove richiamate; la menzione di elementi non presenti negli atti può integrare il vizio di travisamento della prova ai sensi dell'art. 606 lett. e)
- Bisogna sempre controllare i termini di prescrizione relativamente alle singole contestazioni: se il reato è estinto per prescrizione, la Cassazione può annullare senza rinvio quella parte della sentenza
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