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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00208/2025 del 03/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorso è stato proposto nell'interesse dell'imputato avverso la sentenza di appello che lo aveva ritenuto responsabile del reato di concorso in tentata estorsione. Con i primi due motivi la difesa ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione: da un lato, contestando l'affermazione di responsabilità per il concorso nella tentata estorsione; dall'altro, sostenendo che il fatto dovesse essere riqualificato nell'ipotesi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e che dovesse trovare applicazione l'art. 56, comma 4, c.p. (desistenza). Inoltre è stata censurata la mancata concessione delle attenuanti generiche in prevalenza rispetto alla circostanza aggravante delle più persone riunite.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i primi due motivi fossero meramente ripetitivi di doglianze già svolte in appello e non si confrontassero con la motivazione della sentenza impugnata, quindi carenti di specificità. Ha inoltre rilevato che la Corte territoriale aveva correttamente qualificato il fatto come tentata estorsione ex artt. 56 e 629 c.p., escludendo la riqualificazione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni perché l'imputato non era titolare di un diritto azionabile in giudizio, mentre la persona offesa era invece legittimata a far valere un proprio diritto nei suoi confronti. È stato poi ribadito che, nei reati di danno a forma libera come rapina ed estorsione, la desistenza volontaria non è configurabile quando siano già stati posti in essere atti idonei a innescare il meccanismo causale dell'evento, residuando al più il recesso attivo. Quanto alle attenuanti generiche in comparazione con l'aggravante delle più persone riunite, la Corte ha escluso che il relativo giudizio di equivalenza potesse essere sindacato in cassazione, essendo sorretto da motivazione non illogica né arbitraria. Sono state poste a carico del ricorrente le spese processuali e la somma di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    La desistenza volontaria presuppone un tentativo incompiuto; se gli atti posti in essere hanno già attivato il meccanismo causale dell'evento, non è configurabile desistenza ma, eventualmente, il solo recesso attivo.

  • art. 629 c.p.

    La Corte ha ritenuto corretta la qualificazione del fatto come tentata estorsione.

  • art. 393 c.p.

    Non era ravvisabile, nel caso concreto, il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, difettando la titolarità in capo all'imputato di un diritto azionabile in sede giudiziaria.

  • art. 56 c.p.

    Richiamato con gli artt. 629 c.p. per la fattispecie di tentata estorsione.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità il ricorso è inammissibile quando si limita a riprodurre le doglianze già formulate in appello senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata, poiché difetta della necessaria specificità.
  • La desistenza volontaria non è configurabile nei reati di danno a forma libera quando siano già stati compiuti atti idonei a porre in essere il meccanismo causale dell'evento; in tale ipotesi può rilevare solo il recesso attivo, se vi sia una condotta positiva diretta a scongiurare l'evento.
  • La riqualificazione del fatto in esercizio arbitrario delle proprie ragioni è esclusa quando l'agente non sia titolare di un diritto azionabile in giudizio e la pretesa della persona offesa sia, invece, giuridicamente tutelabile.
  • Il giudizio di comparazione tra circostanze attenuanti generiche e aggravanti appartiene alla discrezionalità del giudice di merito ed è insindacabile in cassazione se sorretto da motivazione non manifestamente illogica o arbitraria.
  • In tema di tentata estorsione, la qualificazione giuridica del fatto va mantenuta quando la condotta abbia già assunto rilievo causale idoneo a integrare il tentativo, non potendosi invocare la desistenza per la mera interruzione dell'azione criminosa.

Come è indicizzato

MaterieEstorsioneCircostanze del reatoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioParte generaleProcesso penale
IstitutiTentativo

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