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Cassazione Penale, Ordinanza n. 29571/2026 del 04/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (tribunale)

La controversia

Il caso riguarda la revoca dell'affidamento in prova ai servizi sociali in casi particolari, concesso in precedenza al condannato. Durante l'esecuzione della misura alternativa, il soggetto è stato attinto da misura cautelare custodiale in carcere per un nuovo reato in materia di stupefacenti; successivamente, in relazione a tale fatto, è intervenuta condanna di primo grado e la misura cautelare è stata sostituita con gli arresti domiciliari. Il Tribunale di sorveglianza ha ritenuto che la gravità della nuova condotta, commessa nel corso della prova, integrasse una insanabile interruzione del percorso rieducativo e una incompatibilità sostanziale con la prosecuzione dell'affidamento. La difesa ha impugnato l'ordinanza sostenendo che il giudice di sorveglianza non avrebbe adeguatamente motivato sulla scelta di revocare la misura anziché sospenderla, e che non avrebbe compiuto una valutazione concreta della condotta ai fini del fallimento del percorso rieducativo.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo i motivi manifestamente infondati. Ha osservato che il tribunale aveva correttamente applicato il principio secondo cui la mera emissione di una custodia cautelare in carcere nei confronti dell'affidato comporta la sospensione dell'esecuzione della misura alternativa per la durata della custodia, ma non la revoca automatica; la revoca richiede invece la valutazione della condotta addebitata e della sua incompatibilità con la prosecuzione della prova. Nel caso concreto, il tribunale aveva effettivamente svolto tale valutazione, richiamando la cessione di un ingente quantitativo di stupefacente, la fuga alla vista degli operanti, la successiva condanna di primo grado e la gravità del fatto, reputati indicativi del fallimento del programma rieducativo. La difesa, limitandosi a richiamare precedenti parzialmente pertinenti, non si era confrontata con la ratio decidendi dell'ordinanza. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

Massime di principio

  • L'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un soggetto affidato in prova al servizio sociale determina la sospensione dell'esecuzione della misura alternativa per la durata della custodia, ma non ne comporta automaticamente la revoca.
  • La revoca dell'affidamento in prova richiede una valutazione in concreto della condotta addebitata al beneficiario della misura cautelare e della sua incompatibilità con la prosecuzione del percorso trattamentale e rieducativo.
  • Quando il giudice di sorveglianza motiva sulla gravità del nuovo fatto commesso durante la prova, sulla sua capacità di mostrare il fallimento del programma rieducativo e sulla pericolosità sociale del condannato, il provvedimento non è censurabile per difetto di motivazione se il ricorso si limita a contestazioni astratte o a precedenti non pertinenti.
  • Nel giudizio di legittimità contro la revoca della misura alternativa, il ricorrente deve confrontarsi specificamente con la concreta ratio decidendi del provvedimento impugnato; la mera riproposizione di censure generiche o astratte conduce all'inammissibilità del ricorso.

Come è indicizzato

MaterieMisure alternativeImpugnazioniSpaccio
RamiEsecuzione penaleProcesso penaleStupefacenti
IstitutiPrescrizione del reato

Testo integrale

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