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Cassazione Civile, Ordinanza n. 24744/2022 del 12/08/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (ente espropriante)

La controversia

La controversia nasce da un'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio proposta dalla Provincia di Siena, in relazione ad alcuni terreni ubicati nel Comune di Poggibonsi e destinati alla realizzazione di una pista atletica per istituti tecnici superiori. La Corte d'appello aveva ritenuto congrua la stima dei periti e respinto l'opposizione. La Provincia ha proposto ricorso per cassazione con dieci motivi, contestando soprattutto il criterio di qualificazione urbanistica dei suoli e, quindi, la base di calcolo dell'indennità: secondo la ricorrente, la Corte territoriale non aveva correttamente verificato le possibilità legali ed effettive di edificazione, aveva trascurato la destinazione urbanistica risultante dagli strumenti comunali, aveva fondato la stima su parametri ipotetici e su dati OMI ritenuti astratti e non pertinenti, oltre a dedurre omesso esame di fatti decisivi e contraddittorietà della motivazione. I resistenti hanno proposto ricorso incidentale, lamentando a loro volta che la Corte d'appello, pur avendo valorizzato una destinazione intermedia dell'area, avrebbe violato le norme urbanistiche applicabili e avrebbe confermato, in modo logicamente incoerente, la stima del collegio dei periti, nonché omesso di pronunciarsi sulla diminuzione di valore delle aree residue.

La decisione

La Cassazione ha accolto il primo e il secondo motivo del ricorso principale, ritenendo decisivo il principio per cui l'indennità va determinata sulla base della possibilità legale di edificazione e della concreta destinazione impressa dallo strumento urbanistico all'area espropriata. Ha escluso che le aree potessero considerarsi edificabili solo perché destinate a servizi sovracomunali realizzabili anche in astratto con edificazione; ha invece affermato che, se la destinazione è meramente pubblicistica e l'intervento è riservato al Comune o ad enti competenti, con eventuale convenzione, manca la edificabilità utile ai fini indennitari. Ha inoltre rilevato che la Corte di merito non aveva adeguatamente considerato la concreta destinazione ad area scolastica emergente dagli strumenti urbanistici, limitandosi a ipotizzare una diversa destinazione astratta. I restanti motivi del ricorso principale sono stati assorbiti. Il primo motivo del ricorso incidentale è stato respinto nella parte non assorbita, perché la pretesa edificabilità non risultava dai vincoli urbanistici; il secondo è stato assorbito; il terzo motivo incidentale è stato dichiarato inammissibile per rinuncia e difetto di interesse. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'appello di Firenze in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 54 d.P.R. n. 327 del 2001

    norma processuale posta a fondamento dell'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio.

  • art. 32 d.P.R. n. 327 del 2001

    l'indennità di esproprio deve essere determinata in base alla sussistenza o meno della possibilità legale di edificazione al momento del decreto di esproprio.

  • art. 37, comma 4, d.P.R. n. 327 del 2001

    «non sussistono le possibilità legali di edificazione quando l'area è sottoposta ad un vincolo di inedificabilità assoluta ... ovvero in base ad un qualsiasi altro piano o provvedimento che abbia precluso il rilascio di atti ... abilitativi della realizzazione di edifici o manufatti di natura privata»

    richiamato per chiarire che la possibilità legale di edificazione manca quando lo strumento urbanistico o altro atto precluda ai privati la realizzazione di edifici o manufatti privati.

  • art. 40 d.P.R. n. 327 del 2001

    richiamato dai motivi di ricorso come norma sui criteri di stima delle aree, in relazione alla loro edificabilità.

  • art. 33 d.P.R. n. 327 del 2001

    invocato in tema di asserito deprezzamento delle porzioni residue dopo l'esproprio.

  • art. 21 d.P.R. n. 327 del 2001

    richiamato in relazione alla stima effettuata dal collegio dei tecnici e al confronto con la seconda proposta del CTU.

  • art. 1, primo Protocollo addizionale CEDU

    invocato dalla ricorrente per contestare l'uso di parametri edificatori ipotetici e non aderenti alla concreta consistenza del bene.

  • art. 42 Cost.

    richiamato a sostegno della censura sull'indennità di esproprio e sulla tutela della proprietà privata.

  • art. 117 Cost.

    richiamato in combinazione con la CEDU quale parametro interposto di legittimità.

  • art. 115 c.p.c.

    invocato per contestare l'utilizzo di un preteso fatto notorio circa la tendenza del mercato immobiliare verso valori intermedi.

  • art. 116 c.p.c.

    invocato per censurare la valutazione della prova e dei dati di mercato da parte del giudice di merito.

  • art. 132 c.p.c.

    richiamato nei motivi di nullità dell'ordinanza per asserita contraddittorietà della motivazione.

  • art. 134 c.p.c.

    richiamato nei motivi di nullità dell'ordinanza per asserita contraddittorietà della motivazione.

  • art. 702 ter c.p.c.

    richiamato nei motivi di nullità dell'ordinanza resa nel procedimento camerale sommario.

  • art. 111 Cost.

    richiamato come parametro della motivazione sufficiente e non contraddittoria.

  • art. 360, comma 1, n. 3), c.p.c.

    usato per i motivi di violazione o falsa applicazione di legge.

  • art. 360, comma 1, n. 4), c.p.c.

    usato per i motivi di nullità della sentenza/ordinanza e del procedimento per vizi motivazionali o violazione di norme processuali.

  • art. 360, comma 1, n. 5), c.p.c.

    usato per i motivi di omesso esame di fatti decisivi e controversi.

  • art. 112 c.p.c.

    richiamato per la dedotta omessa pronuncia e per il rispetto del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

Massime di principio

  • Per determinare l'indennità di esproprio occorre verificare la possibilità legale di edificazione del suolo al momento del decreto di esproprio, non la mera astratta possibilità di costruire o l'idoneità del bene a un uso urbanisticamente rilevante in senso generico.
  • Un'area destinata dallo strumento urbanistico a utilizzazioni meramente pubblicistiche o a servizi di interesse generale realizzabili solo ad iniziativa pubblica o tramite soggetti pubblici/convenzionati deve essere qualificata come non edificabile ai fini indennitari, anche se vi sono manufatti da realizzare.
  • La vocazione edificatoria può essere riconosciuta solo quando lo strumento urbanistico consenta espressamente interventi realizzabili anche ad iniziativa privata o in forma promiscua pubblico-privata; non basta che l'opera sia in astratto costruibile anche da un privato.
  • Nella lettura degli strumenti urbanistici il giudice deve considerare congiuntamente parte grafica, parte descrittiva e parte dispositiva, poiché la concreta destinazione dell'area deriva dall'insieme coordinato delle previsioni pianificatorie.
  • Se il giudice di merito fonda la stima su una destinazione ipotetica diversa da quella effettivamente impressa all'area dallo strumento urbanistico, la decisione è censurabile perché non individua correttamente il presupposto della valutazione indennitaria.

Come è indicizzato

MaterieProprietàCompravendita immobiliareEspropriazione forzataProveImpugnazioni
RamiDiritti realiImmobiliareEsecuzioniProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullitàNesso di causalità

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