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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34747/2023 del 09/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione per cessazione del reato: il ricorrente deduce erronea applicazione di legge ritenendo che la Corte d\'appello abbia impropriamente riconosciuto l\'aggravante dell\'"esposizione alla pubblica fede" (art. 625 n.7 c.p.) rispetto al reato di danneggiamento contestato. Sostiene che l\'aggravante non può operare quando il danneggiamento è stato commesso dal proprietario o da chi detiene o possiede lecitamente la cosa (qui il ricorrente era conduttore/detentore), perché l\'aggravante tutela i beni esposti privi di custodia diretta e vulnerabili alle ingerenze di terzi.

La decisione

Il ricorso è stato ritenuto fondato. La Corte di cassazione ha osservato che la Corte d\'appello non ha dato risposta al motivo specifico e ha chiarito la ratio dell\'aggravante di cui all\'art. 625 n.7 c.p.: essa richiede che la cosa sia priva di custodia diretta e, dunque, esposta alla pubblica fede. Nel caso concreto il danneggiamento è stato commesso dal medesimo detentore qualificato; pertanto l\'aggravante non sussiste e il fatto, privo dell\'aggravante, non è previsto come reato. Ne è conseguito l\'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata limitatamente al reato di danneggiamento; rimane il residuo reato di appropriazione indebita, con rinvio ad altra sezione della Corte d\'appello di Caltanissetta per la determinazione della pena. Condanna dell\'imputato alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute dalla parte civile Ingrasciotta Salvatore, liquidate in euro 3.167,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 625 numero 7 c.p. (esposizione alla pubblica fede)

    L\'aggravante si applica alle cose "esposte alla pubblica fede", ossia prive di custodia diretta e quindi vulnerabili alle ingerenze di terzi. Non si applica quando la cosa è sotto diretta e continua sorveglianza o quando il danneggiamento è opera del proprietario o del possessore lecito/detentore qualificato.

  • art. 635 comma 2 c.p.

    Il comma disciplina ipotesi autonome di reato (tra cui il danneggiamento delle cose indicate nell\'art. 625 n.7) soggette alla stessa pena del comma 1; la configurabilità del reato aggravato dipende dalla sussistenza dell\'aggravante specifica. Se detta aggravante viene esclusa, il fatto così realizzato può non integrare il reato previsto dal comma 2.

  • art. 23 co.8 D.L. n. 137/2020 e s.m.i. (procedura)

    Richiamato solo in relazione al procedimento: il ricorso è stato trattato con contraddittorio scritto ai sensi della norma citata; non incide sulla valutazione sostanziale delle norme penali oggetto del ricorso.

Massime di principio

  • L\'aggravante dell\'"esposizione alla pubblica fede" richiede l\'assenza di custodia diretta: se la cosa è sotto controllo continuo o è detenuta legittimamente dal soggetto che la danneggia, l\'aggravante non si applica.
  • Quando il danneggiamento è commesso dal detentore/possessore lecito o dal proprietario, l\'elemento protetto dall\'aggravante (la vulnerabilità rispetto a terzi) viene meno e il reato aggravato può non sussistere.
  • La Corte è tenuta a rispondere puntualmente ai motivi specifici di censura; la mancata risposta su profili decisivi può portare all\'annullamento della sentenza impugnata.
  • Se un elemento costitutivo dell\'illecito aggravato viene escluso in cassazione, il giudice può annullare senza rinvio la parte relativa al reato non previsto dalla legge e rinviare per la determinazione della pena riguardo ai reati residui.
  • Le parti civili possono ottenere in sede di cassazione la condanna dell\'imputato alla rifusione delle spese sostenute nel giudizio di legittimità, se la decisione comporta esito favorevole alla parte civile.

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