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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12677/2026 del 03/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza ex art. 444 c.p.p. del G.U.P. di Brescia per presunta illegittimità/illegalità della pena: il Procuratore generale ha censurato che la pena detentiva finale (mesi 10 di reclusione) è inferiore al limite minimo consentito, perché la riduzione riconosciuta per il rito e le attenuanti sarebbe stata applicata in misura superiore al massimo consentito; secondo il ricorrente la pena non avrebbe potuto scendere al di sotto di 11 mesi e 10 giorni di reclusione (la parte pecuniaria era invece ritenuta corretta).

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la pena così determinata sulla base dell'accordo delle parti non sia "illecita" in senso formale: richiamando la giurisprudenza di legittimità (Sezioni Unite), la corte ha distinto tra illegittimità/errata applicazione della legge e vera e propria illegalità della pena, che ricorre solo quando il risultato finale (per genere, specie o valori minimi/massimi) è estraneo alla cornice edittale prevista per il tipo di reato. Errori nei passaggi argomentativi o nelle operazioni interne sono irrilevanti se la pena risultante rientra comunque nei limiti del tipo astratto. Nel caso di specie la pena di mesi dieci, benché ottenuta con riduzioni non massimali, rientra nella fascia prevista per il reato (estorsione tentata) e quindi non è illegale; pertanto il ricorso del Procuratore generale è inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il giudizio abbreviato e l'applicazione della pena su richiesta delle parti: la sentenza è resa sul risultato concordato e il sindacato sugli eventuali errori nei calcoli interni è limitato se il risultato finale rientra nei limiti di legge.

  • art. 62, n. 4 cod. pen.

    Attenuante applicata nel calcolo della pena: la Corte ha valutato che la riduzione riconosciuta (inferiore al massimo) rientra comunque nella cornice edittale e non determina di per sé illegalità della pena.

  • Sezioni Unite, n. 47182 del 31/03/2022 (Savini) e giurisprudenza correlata

    Principio interpretativo secondo cui l'illegalità della pena sussiste solo quando la pena di dispositivo eccede i limiti (qualitativi o quantitativi) fissati dal legislatore per il tipo di reato; errori argomentativi o procedurali che non portino il risultato oltre tali limiti non comportano illegalità della pena.

Massime di principio

  • La pena è "illegale" solo se il dispositivo è per genere, specie o valore (minimo/massimo) estraneo alla cornice prevista dalla legge per il tipo di reato.
  • Negli accordi ex art. 444 c.p.p. conta il risultato finale concordato: errori nei passaggi di calcolo o nella motivazione sono irrilevanti se la pena conclusiva rientra nei limiti edittali.
  • Un ricorso per presunta pena illegale richiede la dimostrazione che la pena indicata nel dispositivo esca concretamente dai limiti legali; contestazioni sui singoli calcoli sono inefficaci se il risultato è comunque consentito dalla legge.
  • In fase di difesa conviene verificare fin da subito il calcolo delle diminuzioni/attenuanti e sollevare tempestivamente eventuali vizi formali o materiali, ma impugnare proficuamente richiede che il vizio produca una pena effettivamente fuori dalla cornice legale.
  • Il potere del pubblico ministero di impugnare è limitato quando la determinazione finale della pena, anche se ottenuta con riduzioni complesse, rientra nel perimetro edittale del reato.

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