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Cassazione Civile, Ordinanza n. 13315/2025 del 19/05/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (contribuente)

La controversia

La controversia nasce da un avviso di accertamento IVA notificato alla società per l’anno d’imposta 2012, con contestazione di indebita detrazione IVA per euro 2.933,00. L’Ufficio rilevava, tra l’altro, che nel periodo 2009-2013 il volume d’affari risultava nullo. La CTP accoglieva il ricorso della società; la CTR, ritenendo provata l’effettiva attività d’impresa, respingeva l’appello dell’Agenzia e la condannava anche al pagamento delle spese e al risarcimento per lite temeraria ai sensi dell’art. 15, comma 2-bis, del D.Lgs. n. 546/1992 e dell’art. 96 c.p.c. L’Agenzia ricorreva per cassazione con un unico motivo, deducendo violazione e falsa applicazione delle norme sulla responsabilità aggravata, sostenendo che non poteva configurarsi lite temeraria per il solo fatto di avere ribadito la legittimità del proprio operato e proposto gli strumenti processuali consentiti dall’ordinamento dopo pronunce sfavorevoli.

La decisione

La Corte ha ritenuto infondato il motivo. Ha richiamato il principio secondo cui la responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. richiede mala fede o colpa grave, intese come esercizio abusivo del processo o come iniziativa eccedente la normale funzione processuale, e tali elementi possono essere desunti anche dal contesto complessivo della lite. Ha inoltre ribadito che l’accertamento della mala fede o della colpa grave costituisce apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e non sindacabile in cassazione se congruamente motivato. Nel caso concreto, la CTR aveva motivato la condanna per lite temeraria valorizzando la reiterazione pervicace di argomentazioni già respinte in altri sette giudizi analoghi, quattro di primo grado e tre di secondo grado. Il ricorso è stato quindi rigettato. Non è riportata nel testo una statuizione finale espressa sulle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 15, comma 2-bis, D.Lgs. n. 546/1992

    Consente la condanna per lite temeraria nel processo tributario in presenza dei presupposti della responsabilità aggravata richiamando la logica dell’art. 96 c.p.c.

  • art. 96 c.p.c.

    La responsabilità aggravata presuppone mala fede o colpa grave; questi requisiti possono emergere anche dal contesto extratestuale della lite e il relativo accertamento è valutazione di fatto del giudice di merito.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    È il parametro formale del motivo di ricorso per violazione di legge dedotto dall’Agenzia.

  • art. 111 Cost.

    Costituisce il fondamento costituzionale della responsabilità aggravata, in collegamento con il giusto processo e la sua ragionevole durata.

Massime di principio

  • La condanna per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c. può essere pronunciata quando la parte abbia agito o resistito con mala fede o colpa grave, intese come uso abusivo o strumentale del processo.
  • La mala fede o la colpa grave non devono necessariamente risultare dal solo contenuto testuale dell’atto, potendo essere desunte dal complessivo contesto processuale e dalla reiterazione di tesi già disattese.
  • L’accertamento della sussistenza della colpa grave o della mala fede è valutazione di fatto riservata al giudice di merito e, se adeguatamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
  • La mera proposizione o reiterazione di difese processuali consentite dall’ordinamento non esclude in astratto la responsabilità aggravata quando tali iniziative si inseriscano in un quadro di persistente resistenza su questioni già ripetutamente confutate.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioSpese di liteImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
IstitutiResponsabilità precontrattualeBuona fede e correttezzaAbuso del dirittoOnere della prova

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