Sentenza del 23/03/2022 n. 2549 - Comm. Trib. Reg. per la Sicilia
reddito di impresa - gravi incongruenze tra ricavi dichiarati e ricavi attesi anche sulla base degli studi di settore - accertamento induttivo - legittimo
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
impugnazione di un accertamento induttivo operato dall'Amministrazione a seguito di gravi incongruenze tra i ricavi dichiarati e i ricavi ragionevolmente attesi in base alle caratteristiche dell'attività svolta e agli studi di settore; il contribuente contestava la legittimità della rettifica nonostante la contabilità formalmente regolare e senza ispezione
La decisione
la Corte ha ritenuto legittimo l'accertamento induttivo: anche in presenza di contabilità formalmente regolare e in assenza di ispezione obbligatoria, l'Amministrazione può rettificare induttivamente il reddito dell'impresa quando emergono gravi discrepanze tra i ricavi dichiarati e quelli plausibilmente attesi (anche sulla base degli studi di settore), quindi oltre i casi tassativi dell'art. 39, comma 1, lett. d) del DPR 600/73, purché l'accertamento sia adeguatamente motivato e supportato da elementi che giustifichino l'induzione
Norme richiamate
Art. 62-sexies D.L. 427/1993
art. 62-sexies D.L. n. 427/1993
consente all'Amministrazione di utilizzare criteri induttivi e presunzioni fiscali per la determinazione del reddito; la sentenza conferma che tali criteri possono essere applicati anche in presenza di contabilità formalmente regolare quando esistono elementi probatori contrari
Art. 39, comma 1, lett. d) DPR 600/1973
art. 39, c.1, lett. d) DPR 600/1973
disciplinava specifiche ipotesi in cui l'accertamento induttivo era previsto; la corte precisa che l'ambito di applicazione dell'accertamento induttivo non si esaurisce esclusivamente nelle ipotesi tassative dell'art. 39 se sussistono gravi incongruenze
riferimento normativo in materia di IVA e di rettifiche induttive; interpretato nella sentenza come coesistente con i poteri dell'Amministrazione di verificare congruità dei ricavi ai fini sia delle imposte sui redditi sia dell'IVA
Massime di principio
- La regolarità formale della contabilità non esclude automaticamente la possibilità per l'Amministrazione di procedere con accertamenti induttivi; ciò vale quando emergono elementi di fatto che rendono non credibili i ricavi dichiarati
- Gli studi di settore e altri indicatori economico-statistici possono costituire un valido parametro per valutare la congruità dei ricavi e fondare un'accertamento induttivo
- Per essere legittimo, l'accertamento induttivo deve essere motivato e basato su elementi concreti che configurino 'gravi incongruenze' e non su meri sospetti o indizi deboli
- L'assenza di accesso/ispezione non impedisce l'uso di metodi induttivi, ma l'Amministrazione deve comunque indicare le ragioni e le prove che giustificano l'approccio induttivo
- Il contribuente ha l'onere di fornire elementi probatori idonei a spiegare e giustificare le anomalie rispetto ai parametri attesi (es. documentazione integrativa, spiegazioni economiche, contratti)
- In sede contenziosa il giudice verifica la congruità della motivazione amministrativa e la sussistenza di elementi oggettivi a supporto dell'accertamento induttivo; carenza di motivazione può portare all'annullamento
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