Cassazione Penale, Sentenza n. 15665/2024 del 16/04/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione del decreto che ha confermato in parte la confisca di prevenzione disposta dal Tribunale di Catania nei confronti delle utilità ritenute nella disponibilità sostanziale di Giuseppe e Giovanni Pruiti. I ricorrenti hanno censurato, con motivi autonomi, l'insufficiente e contraddittoria motivazione della Corte d'appello in ordine: alla disponibilità effettiva dei beni formalmente intestati a terzi (contestando che la Corte si sia basata solo sul vincolo familiare senza valutare le prove difensive sulla capacità finanziaria dei terzi intestatari); al giudizio di sproporzione patrimoniale (omessa o non dettagliata valutazione dei mutui, finanziamenti, anticipazioni di cassa e contributi AGEA invocati a giustificazione delle acquisizioni); alla contraddittorietà fra il contenuto peritale e il dispositivo (perizie agronomica e contabile richiamate ma non esplicate né riferite al mandato); e alla esclusione, senza adeguata motivazione, di talune voci (contributi AGEA) dal computo della provvista. Si deducevano vizi di violazione di legge, contraddittorietà e totale carenza della motivazione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, annullando il provvedimento impugnato e rinviando alla Corte territoriale per un nuovo esame. Motivi dell'annullamento: la decisione impugnata non ha adeguatamente affrontato e motivato la questione della disponibilità sostanziale dei beni intestati a terzi (omettendo di filtrare e confrontare le prove difensive), ha dato una motivazione insufficiente e non intellegibile sul giudizio di sproporzione (in particolare non ha chiarito il ruolo delle perizie contabili e agronomiche e il contenuto dei rispettivi mandati), e ha omesso una valutazione puntuale dei finanziamenti invocati come fonte lecita delle acquisizioni. Sul tema dei contributi AGEA la Cassazione distingue: per alcune posizioni (quelle già esaminate e motivate in primo grado) le censure difensive risultano aspecifiche e inammissibili in questa sede; per altre posizioni occorre invece che la Corte del merito chiarisca e renda più esplicito il confronto motivazionale. In conclusione il provvedimento è annullato con rinvio per permettere alla Corte d'appello di integrare e precisare la motivazione sui punti indicati e di evitare indebite commistioni tra le diverse fasi dell'accertamento.
Norme richiamate
Corte Costituzionale, sentenza n. 24 del 2019
Richiamata per il principio che la "confisca di prevenzione" può riguardare beni acquisiti in un arco temporale ragionevolmente correlato all'attività criminosa; serve a delimitare la finestra temporale di rilevanza patrimoniale per l'ablazione
Sezioni Unite Corte di Cassazione, sentenza n. 4880 del 26/6/2014 (Spinelli)
Fornisce il principio secondo cui sono confiscabili solo i beni acquistati in coincidenza del periodo in cui il soggetto risultava impegnato in attività criminose, indirizzando la correlazione temporale tra conducta e incremento patrimoniale
d.lgs. n. 159 del 2011, art. 67, commi 1, lett. g), 4 e 8
art. 67, commi 1, lettera g), 4 e 8 del d.lgs. n. 159 del 2011
Riferito dalla Corte territoriale per escludere la legittimità della percezione di contributi AGEA da parte di soggetti già condannati per associazione mafiosa: la percezione può essere considerata illecita e quindi non computabile nel giudizio di proporzione, se l'illiceità è adeguatamente motivata
disciplinare generale sulla "confisca di prevenzione" (d.lgs. n. 159/2011 e normativa connessa)
Principio procesuale affermato nella sentenza: la confisca di prevenzione si articola in fasi distinte (accertamento della pericolosità, individuazione dei beni rilevanti, valutazione della disponibilità sostanziale, giudizio di sproporzione/provenienza); ciascuna fase richiede specifici oneri probatori e motivazioni differenziate
Massime di principio
- Distinguere nettamente le fasi: (1) accertamento storico della pericolosità sociale del proposto; (2) individuazione e ricostruzione della disponibilità sostanziale dei beni (specialmente se intestati a terzi); (3) valutazione della sproporzione o della provenienza illecita. Non confondere i relativi oneri probatori.
- Sull'onere probatorio: la parte accusatrice deve provare la disponibilità sostanziale delle utilità intestate a terzi; se i beni risultano formalmente in capo a terzi, il giudice deve filtrare le prove dell'accusa alla luce delle allegazioni contrarie dei terzi e motivare puntualmente l'esito.
- Le perizie (contabili, tecniche, agronomiche) devono avere un mandato chiaro e la decisione deve esplicitarne i contenuti e il valore probatorio: richiamare una perizia senza citarne parti e senza spiegare il collegamento al dispositivo rende la motivazione insufficiente.
- I finanziamenti, mutui e altre fonti lecite vanno valutati e computati con chiarezza nel giudizio di proporzione: la semplice evocazione generica di una perizia contabile non è sufficiente a escluderne il rilievo.
- I contributi pubblici (es. AGEA) possono essere esclusi dal computo se sussistono ragioni giuridiche che ne inficiano la legittimità (es. divieti insorti a seguito di condanne precedenti), ma la Corte deve confrontarsi esplicitamente con la valutazione di primo grado; le censure difensive che non affrontano tale confronto rischiano di essere inammissibili.
- Se la motivazione della decisione è generica, contraddittoria o non intellegibile sui punti decisivi, la Cassazione annulla e rinvia: la mancanza di spiegazioni specifiche sui singoli aspetti materiali è causa di annullamento.
- Protezione dei terzi formali: quando i beni sono intestati a soggetti terzi non convinti dell'illiceità, la valutazione processuale richiede maggior rigore e non può essere dominata soltanto dalla posizione del proposto.
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