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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5378/2022 del 15/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Genova del 10/02/2021 che aveva assolto Cabiddu e Egidi dall'abuso d'ufficio e ritenuto non integrato il delitto di rifiuto d'atti d'ufficio (art. 328 c.p.). L'accusa contestava che, nella sua qualità di comandante della Compagnia Carabinieri di Imperia, Egidi avesse intenzionalmente ritardato la notifica del provvedimento di sospensione della patente di Cabiddu per consentirgli di sostenere un nuovo esame e continuare a usare la patente. Il procuratore generale sosteneva che si trattasse di rifiuto di atti d'ufficio rilevante ai sensi dell'art. 328, primo comma, perché l'omissione era deliberata, destinata a vanificare l'atto e riguardava un provvedimento da eseguire senza ritardo per ragioni di ordine e sicurezza pubblica.

La decisione

Il ricorso del Procuratore generale è stato rigettato. La Corte di cassazione ha ritenuto non configurabile il delitto di rifiuto d'atti d'ufficio perché, sebbene la notifica dovesse essere eseguita senza ritardo, l'atto omesso (notifica della sospensione della patente) non rientra nelle materie tipiche richieste dall'art. 328 (giustizia, ordine pubblico, sicurezza pubblica, igiene e sanità). La Corte ha quindi escluso che la possibilità di circolazione di una sola persona non autorizzata costituisca, in astratto, un pericolo per l'ordine o la sicurezza pubblica sufficiente a integrare la fattispecie. La Corte ha inoltre osservato che la qualificazione diversa dal giudice di merito non comportava mutatio libelli rilevante, ma ha comunque ritenuto infondato il ricorso sostanziale.

Norme richiamate

  • art. 328 cod. pen. (rifiuto di atti d'ufficio)

    La norma richiede che l'atto omesso sia da compiersi "senza ritardo" e che riguardi esclusivamente ragioni di giustizia, ordine pubblico, sicurezza pubblica o igiene e sanità; l'omissione è integrabile anche con una deliberata inazione, ma solo se l'atto rientra in tali materie tipiche

  • T.U.L.P.S. (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza), art. 1 (richiamato per nozione di pubblica sicurezza)

    Richiamato per definire il concetto di pubblica sicurezza come tutela dell'ordine pubblico, incolumità dei cittadini e tutela della proprietà; la Corte lo usa per argomentare che la mera possibilità di circolazione di un singolo non autorizzato non costituisce automaticamente un vulnus alla pubblica sicurezza

Massime di principio

  • Il delitto di rifiuto di atti d'ufficio (art. 328 c.p.) richiede che l'atto omesso riguardi specifiche materie tipiche (giustizia, ordine pubblico, sicurezza pubblica, igiene e sanità) oltre all'obbligo di tempestività; la mera rilevanza amministrativa o la funzione sanzionatoria non sono sufficienti di per sé
  • La tempestività nell'esecuzione di un provvedimento amministrativo sanzionatorio è di norma richiesta, ma la sua violazione configura reato solo se l'atto omesso rientra nelle fattispecie tipiche previste dalla norma penale
  • Per far sì che un'omissione integri il reato è necessario dimostrare il nesso concreto tra l'omissione e un rischio reale per le finalità protette (es. ordine o sicurezza pubblica); rischi astratti o ipotetici non bastano
  • L'elemento soggettivo può consistere anche in una deliberata inazione (rifiuto omissivo), ma resta necessario che l'atto omesso abbia la rilevanza tipica richiesta dalla legge
  • Nelle valutazioni di mutamento della qualificazione giuridica del fatto (mutatio libelli) occorre verificare il contraddittorio in dibattimento; tuttavia, la ragione procedurale non salva sempre la fondatezza sostanziale del ricorso
  • In caso di contestazione penale per omissione di atti d'ufficio, è utile distinguere chiaramente la possibile responsabilità per abuso d'ufficio, per reato contro la pubblica amministrazione o esclusivamente profili disciplinari/amministrativi collegati al ritardo

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