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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23352/2025 del 23/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Lai impugnava la condanna per omessa custodia di armi (art. 20-bis L. 18 aprile 1975, n. 110), deducendo che il Tribunale aveva accertato apoditticamente l'insussistenza delle cautele richieste dalla norma senza verificare le specifiche circostanze fattuali: le armi erano scariche, le munizioni erano su una panca distante dalle armi, l'abitazione non risultava frequentata da minori, incapaci, persone inesperte o tossicodipendenti. Denunciava inoltre vizio di motivazione e violazione degli artt. 62-bis e 133 c.p. per il diniego delle circostanze attenuanti generiche e per l'individuazione della pena base al massimo edittale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: per integrare il reato previsto dall'art. 20-bis occorre che l'agente potesse rappresentarsi, in relazione a circostanze specifiche, l'esistenza di una concreta situazione che richiedesse cautele per impedire che minori/incapaci/persona inesperte/tossicodipendenti si impossessassero delle armi. Il Tribunale di Cagliari non ha adeguatamente motivato né accertato tali circostanze né ha descritto compiutamente le modalità del rinvenimento (uno dei fucili in una cella frigo retrostante adibita ad ovile; l'altro appeso all'interno dell'abitazione; munizioni su una panca). Per tali carenze motivazionali la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Cagliari in diversa composizione.

Norme richiamate

  • Legge 18 aprile 1975, n. 110 - art. 20-bis

    Per l'integrazione del reato di omessa custodia di armi è necessario che l'agente possa rappresentarsi, in relazione a circostanze specifiche conoscibili con ordinaria diligenza, la possibilità che minori, incapaci, persone inesperte o tossicodipendenti si impossessino delle armi; il reato è di pericolo e si consuma con la mera condotta omissiva quando manchino le cautele richieste.

  • Legge 18 aprile 1975, n. 110 - art. 20

    Disciplina l'obbligo di diligenza nella custodia delle armi; per i soggetti non professionisti è soddisfatto se sono adottate le cautele che, nella specifica situazione di fatto, possono esigersi da una persona di normale prudenza (criterio dell'id quod plerumque accidit). La insufficiente istruttoria può comportare la riqualificazione della fattispecie in altra ipotesi di legge.

  • Codice penale - artt. 62-bis e 133

    Riferiti al trattamento sanzionatorio: l'art. 62-bis disciplina le circostanze attenuanti speciali mentre l'art. 133 regola la determinazione della pena; la Cassazione ha ritenuto però assorbito il motivo relativo al trattamento sanzionatorio dalla decisione sull'insussistenza del reato per carenza di motivazione.

Massime di principio

  • Per configurare l'omessa custodia di armi ex art. 20-bis L.110/1975 occorre che sussistano circostanze specifiche, note o conoscibili con ordinaria diligenza, che rendano prevedibile il rischio che minori, incapaci, inesperti o tossicodipendenti possano accedere alle armi.
  • Il reato è di pericolo e si consuma con la mera omissione delle cautele; tuttavia la condanna richiede una motivazione puntuale sulle circostanze del rinvenimento e sulla presenza o meno dei soggetti protetti dalla norma.
  • La semplice collocazione delle armi in luoghi non perfettamente isolati o la presenza di munizioni nelle vicinanze non bastano di per sé: il giudice deve accertare la concreta situazione di rischio e valutare se le cautele adottate corrispondessero a quelle richieste dalla diligenza dell'uomo medio.
  • In mancanza di adeguata istruttoria e motivazione la sentenza è annullabile e il giudice di rinvio dovrà esaminare se sussistono i presupposti per la fattispecie incriminatrice o se la condotta vada eventualmente riqualificata sotto diversa norma (es. art. 20 L.110/1975).
  • Questioni sul trattamento sanzionatorio (circostanze attenuanti, determinazione della pena) possono risultare assorbite se viene accertata l'insussistenza del reato per carenze motivazionali.

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