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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46297/2024 del 17/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Baiano ha chiesto il riconoscimento del vincolo di continuazione, in esecuzione, tra reati per cui era stato condannato con due sentenze distinte, sostenendo che all'atto del suo inserimento (2008-2009) nel clan Amato-Pagano avesse già programmato, anche se in linea di massima, l'omicidio di Antonino D'Andò (22/02/2011). Ha prodotto dichiarazioni di collaboratori di giustizia e memoria difensiva per dimostrare il suo ruolo di responsabilità nel traffico di stupefacenti e il controllo su D'Andò, rilevando così la preesistente volontà di risolvere con violenza i contrasti interni al clan.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto congrua la motivazione del GIP, che ha valutato la distanza temporale (circa due anni) tra l'ingresso di Baiano nel sodalizio e l'omicidio, nonché l'evoluzione successiva dei contrasti interni al clan (con cambi di leadership e tensioni emerse solo in seguito), come elementi che indicano l'assenza di un programma criminoso unitario già pianificato "ab origine". La Corte ha richiamato i principi di diritto secondo cui la continuazione richiede la prova che i reati successivi fossero concepiti nelle linee essenziali al momento del primo reato; trattandosi di valutazioni di fatto e di discrezionalità motivata del giudice di merito, il rigetto è stato confermato. Conseguentemente Baiano è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la richiesta di riconoscimento del vincolo di continuazione in sede di esecuzione: impone che i reati facenti capo alla continuazione siano parte di un unico programma criminoso originariamente progettato nelle sue linee essenziali.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale che limita la rappresentazione del motivo in cassazione ai fini della motivazione; rilevata in relazione alla esposizione del ricorso.

  • art. 616, comma 1, primo periodo, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la liquidazione delle spese processuali a carico della parte soccombente; applicata per le spese derivanti dal rigetto del ricorso.

  • Giurisprudenza di legittimità (principi citati sulla continuazione)

    Principi richiamati: la continuazione richiede la preordinazione di un programma criminoso unitario concepito nelle sue caratteristiche essenziali; non può fondarsi su mere congetture o indici tenui; la valutazione degli indici (omogeneità, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, ecc.) è rimessa al giudice di merito e è sindacabile in Cassazione solo se la motivazione è viziata.

Massime di principio

  • Il vincolo di continuazione richiede la prova che i reati successivi fossero programmati al momento del primo atto criminoso; non è sufficiente la mera appartenenza o ruolo nel sodalizio.
  • La valutazione della sussistenza di un programma criminoso unitario è di merito: se il giudice motiva in maniera logica e coerente, la decisione è difficilmente superabile in Cassazione.
  • Distanze temporali significative e l'emergere successivo di contrasti o cambi di leadership nel gruppo possono far escludere la programmabilità "ab origine" dei reati successivi.
  • Dichiarazioni di collaboratori di giustizia possono integrare l'istruttoria, ma devono dimostrare concretamente la progettazione originaria dell'evento per incidere sul riconoscimento della continuazione.
  • La continuazione non è ragionevolmente riconoscibile tra il reato associativo e reati 'contingenti' o legati a eventi occasionali non programmabili al momento dell'ingresso nel sodalizio.

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