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Cassazione Penale, Ordinanza n. 08122/2025 del 27/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello resa ex art. 599-bis c.p.p., che aveva accolto il concordato tra le parti in riforma della decisione di primo grado, con condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione ed euro 4.000 di multa. Il ricorrente ha denunciato illogicità della motivazione, sostenendo che la Corte territoriale avrebbe indicato in motivazione una pena concordata di tre anni e tre mesi di reclusione ed euro 4.000 di multa, mentre nel dispositivo aveva irrogato una pena di un mese superiore. La doglianza, quindi, mirava a far emergere una presunta discrasia tra motivazione e dispositivo nella determinazione della pena nell'ambito del concordato in appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che la censura relativa alla pretesa illogicità sulla determinazione della pena non era deducibile in cassazione, salvo che si traducesse in illegalità della sanzione, ipotesi non ricorrente. Inoltre, dal verbale e dalla proposta di concordato risultava che le parti avevano effettivamente concordato la pena di tre anni e quattro mesi di reclusione ed euro 4.000 di multa, coincidente con il dispositivo della sentenza impugnata. Il riferimento contenuto nell'incipit della motivazione alla pena di tre anni e tre mesi è stato qualificato come mero errore materiale, già corretto nel prosieguo della motivazione, privo di incidenza sull'esito della decisione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    Nella sentenza resa a seguito di concordato in appello sono deducibili in cassazione solo vizi relativi alla formazione del consenso, al consenso del pubblico ministero e alla difformità tra proposta concordata e decisione del giudice; non sono invece ammissibili censure sulla motivazione o sulla pena, salvo illegalità della sanzione.

  • art. 129 c.p.p.

    La mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. è richiamata tra i motivi non deducibili in sede di ricorso contro sentenza resa ex art. 599-bis c.p.p.

  • Sez. 1, n. 944 del 23/10/2019, dep. 2020, M., Rv. 278170 - 01

    Il precedente è richiamato per affermare che, nel concordato in appello, sono inammissibili le doglianze sui motivi rinunciati, sul mancato rilievo delle cause di proscioglimento e sui vizi della pena che non si traducano in illegalità della sanzione.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione avverso una sentenza emessa ex art. 599-bis c.p.p. sono scrutinabili solo le doglianze che attengano alla validità del consenso al concordato, al consenso del pubblico ministero e alla eventuale difformità tra l'accordo delle parti e la decisione del giudice.
  • È inammissibile la censura che investe solo un apparente vizio motivazionale sulla quantificazione della pena quando la sanzione irrogata corrisponde a quella concordata e non supera i limiti legali o non presenta altra illegalità.
  • Un mero errore materiale nell'incipit della motivazione, se chiaramente emendato dal contenuto complessivo della decisione e non incidente sul dispositivo conforme all'accordo, non determina l'illegittimità della sentenza.
  • Nel concordato in appello, la verifica di legittimità in cassazione non può essere utilizzata per riesaminare questioni rinunciate o per imporre un controllo generalizzato sulla motivazione, salvo i limitati profili ammessi dalla giurisprudenza.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale

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